Cronologia generale

44 a. C.
Marzo. Morte di Giulio Cesare e concessione dell'amnistia ai congiurati.
Aprile. Battaglia di Modena: Bruto e Cassio vengono sconfitti.

43 a. C.
A Bologna si forma un secondo triumvirato fornato da Ottaviano Augusto, Lepido e Marco Antonio.

42 a. C.
Bruto e Cassio sono sconfitti da Marco Antonio in Grecia, a Filippi. Si forma il duumvirato di Ottaviano e Marco Antonio: a Ottaviano l'occidente ad Antonio l'oriente.

40 a. C.
Guerra di Perugia. Gran parte del Senato, contro Ottaviano, appoggia la ribellione di Lucio Antonio, fratello di Marco Antonio. Viene fuori una guerra civile vinta da Ottaviano.
Seconda spartizione dell'impero tra Ottaviano e Antonio che si attua a Brindisi.

36 a. C.
Erode sostituisce Antigono sul trono di Palestina.

35 a. C.
Ottaviano dichiara di essersi potitus omnium rerum cioe' si proclama amministratore unico dell'occidente romano.

34 a. C.
Antonio strappa l'Armenia ai Parti. Antonio nomina Cleopatra e Cesarione basileis di Cipro ed Egitto e Alessandro Helios basileus di Armenia. Ottaviano critica la politica dinastica di Antonio in oriente.

32 a. C.
Molti senatori criticano la politica autoritaria di Ottaviano e fuggono in Egitto presso Antonio. Ottaviano dichiara guerra all'Egitto di Cleopatra.

31 a. C.
Settembre
. Ad Azio Ottaviano sconfigge Antonio.

29 a. C.
Ottaviano entra in Egitto e lo sottomette.

27 a. C.
Il senatore Munazio Planco propone per Ottaviano il titolo di Augusto. Ottaviano ottiene dal senato l'imperium proconsolare sulle province appena conquistate, non pacate, e la tribunicia potestas, cioè la carica di massimo tribuno del Popolo.

12 a. C.
Comandati dal generale Druso i Romani oltrepassano il Reno e occupano tutta la Germania fino al fiume Elba.

10 a. C.
In Roma vengono eretti obelischi celebrativi per la conquista dell'Egitto.

9 a. C.
Druso completa la conquista della Germania fino all'Elba.

4
Muore l'ultimo figlio di Ottaviano Augusto che rimane senza eredi diretti.

9
Nella foresta di Teutoburgo i Romani, guidati da Varo, subiscono una terribile sconfitta ad opera dei ribelli germani guidati da Arminio. I Romani si ritirano dietro il Reno.

14
Agosto
. Muore Ottaviano Augusto.
Settembre. Assume il principato Tiberio, adottato da Ottaviano come figlio. Tiberio rinuncia al titolo di imperator, comandante supremo degli eserciti, che si era attribuito Ottaviano e anche a quello di pater patriae.
Germanico, appartenente alla famiglia di Cesare, rientra in Germania e occupa gran parte di quella, recuperando le insegne di Varo, disperse nella foresta di Teutoburgo. Tiberio censura l'impresa e impone il ritiro delle legioni romane.
Tiberio nomina Seiano Prefetto del Pretorio.

17
Maggio
. Germanico, pur richiamato e costretto alla ritirata da Tiberio, ottiene un trionfo a Roma che celebra la sottomissione della Germania.

19
Germanico viene inviato in Siria presso il governatore Gneo Calpurnio Pisone. Muore Germanico in Siria di una morte sospetta. Rientro in Italia della moglie di Germanico, Agrippina Maggiore, con il piccolo figlio Caligola.
Tiberio rinnova le assemblee miste tra senatori ed equestri volte alle lezioni delle magistrature pubbliche.

20
Il prefetto del pretorio Lucio Ennio Seiano entra a far parte del Senato di Roma

23
Seiano concentra in Roma tutte le coorti pretorie.
Il figlio di Tiberio, il cesare Druso, muore avvelenato, probabilmente per ispirazione di Seiano. Vengono comminate pene capitali agli amici di Agrippina Maggiore, Claudia Pulchra e Tito Sabino.
Inizia il ritiro a Capri dell'imperatore.
Tiberio rinnova per la seconda volta la validita' delle assemblee miste tra senatori e appartenenti all'ordine equestre.
Agrippina Maggiore e' eliminata dopo un processo imbastito dal prefetto del pretorio Seiano.

31
Rovina di Seiano che viene eliminato insieme con tutta la sua famiglia.

33
Gravissima crisi economica che viene superata attraverso la diminuzione della classe equestre e l'aumento dei privilegi della classe senatoriale. Le assemblee congiunte di senatori e cavalieri si sciolgono.

37
Marzo
. Muore Tiberio e sale al principato Caligola.
Entrata trionfale in Roma di Caligola da Capri.

41
Gennaio
. Muore Caligola in seguito a un colpo di stato senatorio. Rivoluzione popolare a Roma contro il Senato che impone un parente dell'imperatore all'impero: Claudio.

49
Editto di Claudio contro la professione di fede ebraica.

53
Claudio adotta il figlio della sua seconda moglie, Agrippina Minore, Domizio Enobarbo, detto Nerone.

54
Morte di Claudio. Nerone viene acclamato, ad appena sedici anni, imperatore dai pretoriani di Roma.

55
Seneca, massimo consigliere del nuovo imperatore, con il consenso di quello fa uccidere Britannico, fratellastro dell'imperatore ed erede diretto della famiglia di Giulio Cesare e di Germanico.

56
Senatoconsulto in base al quale gli schiavi sono sottomessi alla volonta' del loro padrone e devono subire il suo giudizio, anche la pena capitale.

58
Disegno di legge per una radicale riforma fiscale presentata al Senato da Nerone, in base alla quale vengono abolite tutte le imposte indirette sulle proprieta' fondiarie e vengono mantenute e aumentate solo quelle verso i commerci e la circolazione della merci. Il Senato non approva il disegno.

59
Agrippina Minore viene eliminata per volonta' di Nerone e del suo consigliere Seneca.

62
Nerone si separa da sua moglie Ottavia, che era una delle figlie del suo patrigno Claudio imperatore.

63
Vittoriosa campagna contro i Parti, guidata dal generale Corbulone. L'Armenia e' conquistata e Nerone incorona il nuovo re armeno in Roma.

64
Persecuzione anticristiana a Roma. Pietro e Paolo sono martirizzati. Seneca viene allontanato dal governo.

65
Persecuzione contro gli stoici e l'opposizione del Senato. Numerosissime condanne a morte.  Radicale riforma monetaria che impone il corso forzoso rispetto all'oro per le divise minori dell'impero e favorisce le classi povere e i mercanti.

66
Nerone e Vologese, re dei Parti, stabiliscono una precisa spartizione del medio oriente.

68
Un' insurrezione militare sorta in Spagna depone e uccide Nerone.
Novembre. Galba, comandante militare per la Spagna, diviene imperatore.

69
Gennaio
. Galba coopta come Cesare ed erede Pisone. Il Senato appoggia il nuovo imperatore
Gennaio. Insurrezione del pretorio a Roma che si oppone a Galba e riesce ad affermare un nuovo imperatore, un nobile senatore, Otone con tendenze anti senatorie.
Le truppe di Gallia e Germania insorgono e proclamano imperatore Vitellio, uno dei loro generali, che scende in Italia.
Aprile. A Bedriaco l'esercito di Vitellio sconfigge quello di Otone.
Vitellio, amico di infanzia di Caligola, diviene imperatore.
Le truppe dell'illirico non lo riconoscono e si ammutinano. Le truppe dell'oriente nominano un uomo di Rieti, appartenente alla classe equestre, imperatore.
Vespasano riesce ad accedere all'impero.

70
Insurrezione in Palestina degli ebrei 'zeloti'. Tito, figlio dell'imperatore, espugna Gerusalemme e distrugge il tempio di Salomone e sottomette con la forza l'intera regione. Sulle rovine di Gerusalemme viene costruito un accampamento militare per la legio fretensis.
La Iudaea viene eretta a provincia romana.

79
Tito, figlio di Vespasiano e prefetto del Pretorio sotto di lui, accede al principato.

81
Muore Tito e gli succede il fratello, Domiziano. Il nuovo principe si propone come 'Padrone e Signore', dominus et deus.

89
Fallimentare campagna contro i Daci, dopo la quale l'imperatore si impegna a pagare un tributo ai Daci e concedere loro un foedus.
L'imperatore divorzia da Domizia, donna legatissima agli ambienti senatoriali. Cresce l'opposizione senatoria alla politica del principe.
Rivolta militare in Germania, guidata da Antonio Saturnino.

93
Serie di processi politici contro gli esponenti piu' in vista dell'opposizione senatoria.

95
Persecuzione contro i cristiani in Roma; vengono colpiti soprattutto uomini della classe senatoria e ambienti vicini alla corte. Flavia Domitilla e Flavio Clemente, appartenenti alla famiglia imperiale, subiscono il martirio.

96
Settembre
. Domiziano viene ucciso in una congiura ordita dal procuratore di Flavia Domitilla. Il senatore Cocceio Nerva assume il principato.

98
Il senatore di famiglia spagnola, Traiano, gia' comandante delle truppe della Germania inferior, assume il principato alla morte di Nerva. Traiano era stato designato e adottato da Nerva.

101
Traiano attraversa il Danubio e attacca la Dacia del re Decebalo.

106
Dopo una lunghissima guerra i Daci sono sottomessi e ridotti al ruolo di deditici, cioe' di persone prive di qualsiasi diritto civile. L'intera Dacia e' romana ed eretta a provincia imperiale.
Petra e Bosra, citta' arabe, vengono espugnate e si forma la provincia romana di Arabia.

109 / 110
Rescritto imperiale sul problema del proselitismo cristiano in Asia minore, segnalato dal governatore della Bitinia, Plinio il giovane. Traiano risponde che i cristiani non vanno perseguiti d'ufficio ma solo dietro denuncia per eventuali reati da loro compiuti durante i loro riti e liturgie.

114
I Romani occupano l'Armenia, contravvenendo al trattato del 66 stabilito tra Nerone e i Parti. E' la guerra.

115 / 116
I Romani occupano anche l'Assiria e la Mesopotamia che vengono costituite in province. Viene imposto un monarca - fantoccio dei Romani ai Parti.

117
Grande rivolta ebraica nell'oriente che si porta dietro anche Egitto e Cipro e che contesta l'egemonia che i Romani hanno ottenuto in oriente.
Muore Traiano e al principato sale, per intercessione dell'imperatrice, Adriano.

118
Il nuovo principe, Adriano, conclude una pace con i Parti di Cosroe in base alla quale i Romani si ritirano da parte della Mesopotamia e assumono un alto protettorato verso l'Armenia.

124 / 125
Rescritto di Adriano a Minucio Fundano, governatore dell'Asia, nel quale si ribadisce il provvedimento di Traiano intorno ai Cristiani, che non vanno perseguiti d'ufficio ma solo dietro circostanziata denuncia.

129 / 130
Seconda rivolta ebraica. Adriano occupa nuovamente Gerusalemme e la rinonima in Aelia Capitolina.

138
Muore Adriano dopo lunga malattia e adotta all'impero Antonino Pio.

141
Istituzione delle puellae alimentariae faustinae

145
Rivolta militare in Hispania che viene recuperata

148
Muore Vologese II e al trono dei Parti sale Vologese III

160
Muore Antonino Pio che si fa seppellire accanto ad Adriano nell'omonimo mausoleo. Gli succede Marco Aurelio in correggenza con Lucio Vero

161
I Parti di Vologese III passano all'offensiva in oriente

162
I Parti entrano in Siria e Cappadoccia e occupano Edessa. Controffensiva romana: gli eserciti occupano l'Armenia

163
Sull'Eufrate, a Dura - Europos, i Parti sono rovinosamente battuti. Viene occupata Seleucia al Tigri, la Mesopotamia, la Babilonia e Ctesifonte medesima

165
Seleucia al Tigri insorge e Avidio Cassio, comandante romano, la prende d'assalto e ne stermina la popolazione. L'impresa di Avidio provoca numerose proteste nel mondo romano.
Si diffonde una terribile epidemia di peste nell'esercito romano che contagia l'intero impero.

166
Ottobre. Lucio Vero e Marco Aurelio celebrano il trionfo in Roma per la vittoria ottenuta sui Parti.

168 / 169
I Quadi e Marcomanni oltrepassano il Danubio e investono l'Italia settentrionale, minacciando Aquileia e Verona.
Muore Lucio Vero.

170
Il 'massacratore di Seleucia', Avidio Cassio, viene nominato governatore per tutto l'oriente romano vale a dire corrector totius orientis

171 / 172
Controffensiva romana contro i Quadi che si porta oltre il Danubio e il Reno e nel cuore dell'odierna Baviera

173 / 175
Offensiva contro i Sarmati che vengono sottomessi e ridotti al ruolo di federati

175
Avidio Cassio si ribella e usurpa il titolo imperiale

176
Marco Aurelio ha ragione della rivolta di Avidio che viene catturato e ucciso

180
Marzo. Muore Marco Aurelio in Pannonia, di peste, e gli succede il figlio Commodo

180
Ottobre. Commodo abbandona la campagna contro i Germani e rientra a Roma

183
Congiura contro Commodo. Ne fanno parte la vedova di Lucio Vero e la nobile famiglia dei Quintilliani. Forte reazione del principe che manda a morte i congiurati.
Dopo il tentativo di golpe emerge la figura di Perenne alla prefettura del Pretorio.

186
Gli eserciti di Britannia inviano a Roma una delegazione armata che chiede maggiore equità nel trattamento economico tra pretoriani e legionari e le dimissioni di Perenne. Perenne viene rimosso dall'incarico. Al posto di Perenne assurge alla prefettura del pretorio un liberto greco, Cleandro, di simpatie cristiane.

186 / 189
Viene organizzato un monopolio dei grani per calmierare il prezzo del pane. Il monopolio è gestito dal prefetto Cleandro.

189
Si diffondono voci di presunti accapparramenti di Cleandro. A Roma scoppia la rivolta e la residenza di Commodo viene assediata dalla folla. Cleandro invia i pretoriani a cavallo per disperderla e ne viene fuori una terribile battaglia di strada. I pretoriani di fanteria, chiamati a dar man forte al governo, si ammutinano e passano dalla parte dei rivoltosi. Il Principe abbandona Cleandro, lo rimuove e lo fa decapitare. Leto ed Eletto prendono il posto di Cleandro.

192
Dicembre. Commodo viene avvelenato da Marcia, una cristiana influentissima a corte, con la complicità tanto di Leto quanto di Eletto.

193
Gennaio. La prefettura del pretorio, senza interpellare il Senato, nomina imperatore Pertinace, governatore lealista di Cappadocia che aveva contribuito a disinnescare la rivolta di Avidio Cassio di venti anni prima e aveva una lunga esperienza militare e amministrativa. Il nuovo augusto elabora un programma teso a risolvere la crisi agricola e produttiva: un’assegnazione generalizzata di terre anche a danno dei latifondi imperiali.
Marzo. I pretoriani destituiscono Pertinace e nominano al suo posto Didio Giuliano. Didio Giuliano compra dai pretoriani la carica e sul pretorio si riversano decine di migliaia di aurei che Didio ricava anche dalla depredazione dei templi.
Nel frattempo in Siria l’esercito acclama Pescennio Nigro, legato della provincia, in Illiria Settimio Severo, legato di Pannonia, in Britannia Clodio Albino.
Giugno. Le  legioni
di Settimio scendono in Itallia, passando le Alpi Giulie, arrivano a Roma, dove l’imperatore Didio, il 1 giugno 193, dopo sessantuno giorni di regno, è ucciso.
Settimio Severo scioglie il pretorio e lo ricostituisce con truppe illiriciane. Dispone, inoltre, intorno alla capitale stabili accampamenti e alloggiamenti di truppe regolari illiriciane.

194
A Isso il nuovo imperatore sconfigge Pescennio Nigro che è ucciso, la Siria divisa in due province (una sotto il controllo diretto dei Severi) e Bisanzio, che aveva parteggiato per Nigro, umiliata profondamente.

197
Clodio Albino è definitivamente battuto e Lione subisce un’umiliazione simile a quella di Siria e Bisanzio di tre anni prima.

197 / 198 
Appena eliminata la secessione militare di Clodio Albino, Settimio si reca in oriente. Il vecchio Vologese III non è in grado di resistere e le legioni arrivano, per la terza volta (sotto Traiano e Marco prima di ora), ad espugnare la capitale
partica, Ctesifonte. Ctesifonte è, poi, abbandonata ma il risultato della campagna è la organica annessione all’impero
della Mesopotamia che diviene provincia romana e che è affidata all’amministrazione di un vir perfectissimus, un esponente del secondo rango dell’ordine equestre, il praefectus Mesopotamiae.

202
Settimio Severo emette un rescritto nei confronti dei cristiani: l’imperatore si dimostra preoccupato del loro proselitismo (insieme con quello giudaico).
In Africa  le masse pagane, irritate dall’indifferenza cristiana verso il genetliaco dell’imperatore, tumultuano contro i cristiani e cercano di trascinarli in giudizio. Per ben due volte i magistrati si rifiutano di procedere e dare luogo alle accuse, alla terza, di fronte a una questione di ordine pubblico divenuta problematica i magistrati decidono alcune condanne.

211
Febbraio
. Muore Settimio Severo, lasciando  due successori designati, Geta e Caracalla, suoi figli.
Geta e Caracalla amministrano collegialmente l'impero sotto la tutela di Iulia Domna, vedova di Settimio.

212
Febbraio
. Caracalla fa uccidere il fratello, diventando imperatore senza competitori.
Caracalla emette la constitutio antoniniana che sembra essere e, probabilmente, è un’estensione generalizzata del diritto di cittadinanza a tutti i liberi dell’impero.

217
Campagna contro i Parti guidata da Caracalla.
Aprile. Caracalla viene ucciso e il suo prefetto del pretorio, Opellio Macrino, assume la porpora, chiudendo abbastanza rapidamente le ostilità contro i Parti.
Una parte delle legioni del nuovo principe si rivolge al carisma dinastico dei Severi, incarnato da Eliogabalo, quattordicenne nipote di Settimio Severo e ben alimentato dalla vedova di quell’imperatore e da sua sorella Mesa e sua nipote Soemia. 

218
Giugno
. Si arriva allo scontro tra legioni ammutinate e truppe di Opelio Macrino. Il principe è sconfitto e ucciso.
Eliogabalo è acclamato imperatore e il nuovo principe organizza una marcia mistica e trionfale che risale tutta l'Asia minore, attraversa il Bosforo, oltrepassa l'intero piano balcanico e lo conduce a Roma.

219
Inizio estate
. Eliogabalo entra trionfalmente a Roma. Assume il titolo di pius felix e fa inserire nel suo larario Cristo e Abramo.

222
Marzo
. Iulia Soemia e Eliogabalo sono uccisi con una furia notevole, nel corso di una rivolta di popolani e pretoriani, i loro corpi trascinati per tutta Roma e immersi nelle fogne. Segue un flusso di epurazioni sommarie contro gli intimi del giovane principe.
Sotto gli auspici di Iulia Mamea, sorella di Semia, il tredicenne Alessandro Severo prende la porpora.

227
Fine del regno dei Parti e della dinastia Arsacide e affermazione in Persia della dinastia Sassanide che organizza un potere monarchico e confessionale, basato su un monoteismo di stato e provvisto di una notevole aggressività militare.
Alessandro Severo arruola, al costo di corromperli con argento sonante, soldati persiani.

230 / 235
Campagna contro i Sassanidi.
Popolazioni germaniche e slave, spinte dai Goti, iniziano a dilagare in occidente: Bastarni, Sarmati e Rossolani saccheggiano Retia, Norico e Pannonia.

235
L'imperatore si trasferisce in fretta e furia su quel fronte dall'oriente. Alessandro pensa a pagare un tributo ai barbari, ma il progetto non viene approvato dal Senato e provoca vivissimo malumore nell'esercito che si ammutina.
Marzo. Sotto una tenda militare a Colonia, Alessandro e sua madre, Mamea, sono uccisi. A contrapporsi a Mamea e Alessandro è un rude contadino di Tracia, Massimino, divenuto generale dell'esercito illiriciano, un convinto pagano e un uomo dell'esercito. Il senato si contrappone al nuovo augusto, definendolo mixobarbaros, 'mezzo barbaro'.
Massimino condanna o fa condannare molti senatori, il papa e l'antipapa di Roma, rispettivamente Ponziano e Ippolito, ad Metalla in Sardegna, e istituisce processi contro i cristiani dell'oriente.

235 / 236
Massimino sgombera Retia, Norico e Pannonia dai Germani. Le legioni attraversano il Danubio per fortificarne la linea difensiva. Massimino tassa il latifondo, mettendo in difficoltà i grandi proprietari e i loro fittavoli. Si tratta, in massima parte, di una tassazione in natura.

236 / 237
In Africa i proprietari terrieri insorgono, uccidono il procuratore dell'imperatore e formano un esercito costituito da contadini e cittadini. Il legato imperiale di Numidia, Cappelliano, organizza la resistenza lealista: in Africa è la guerra civile.
Il Senato riconosce imperatori Gordiano I e, alla morte di quello, suo figlio, Gordiano II o iunior, due aristocratici e latifondisti cartaginesi che erano i campioni della sedizione. Cappelliano usa, a sua volta, strumenti draconiani: vinti in battaglia gli usurpatori, li uccide, espugna, poi, Cartagine, che era caduta in mano ai ribelli e diventata la loro sede, e
requisisce tutti i beni appartenuti all'aristocrazia locale, con un solo drastico provvedimento. Subito dopo, i Numidi, suoi alleati, scorazzano e saccheggiano le grandi proprietà patronali, non risparmiando uccisioni in massa di contadini e l'incendio di interi villaggi.

237
In Italia inizia uno 'sciopero' fiscale tanto radicale, articolato e sistematico da imporre il diretto intervento di Massimino.
A Roma il Senato istituisce i viginti viri ad defendendam rem publicam, una magistratura collegiale di venti senatori che aveva il compito di organizzare la resistenza e di sostituire, fin da subito, Massimino.

238
Massimino scende in Italia ma la resistenza di Aquileia e il deserto agricolo minano il prestigio e il carisma dell'imperatore. I fanti della II legione partica si ammutinano e uccidono il trace, davanti alla città veneta.
Due senatori Pupieno e Balbino assumono collegialmente la porpora. La candidatura non è apprezzata dal pretorio che rimane fedele all'imperatore appena deposto. Il senato mobilita, allora, la plebe e si verificano scontri tra soldati e popolani. Si giunge a una mediazione, associando a Pupieno e Balbino Gordiano III, tredicenne rampollo della famiglia cartaginese simbolo della rivolta africana contro Massimino.
Agosto. Il palazzo imperiale viene assalito dai pretoriani, i duumviri giustiziati e il giovane Gordiano III risparmiato e proclamato imperatore.
Alla prefettura del pretorio è destinato il suocero del nuovo principe, Timisiteo.

242
Gordiano III si reca in oriente e inizia la guerra contro i Sassanidi della Persia. Gordiano sceglie di aumentare il ruolo della cavalleria, proprio per contrastare l'intraprendenza persiana in quell'arma. Poi, decide di arruolare molti germani,
soprattutto Goti, allo scopo di adoperarli come vere e proprie 'truppe scelte'.
Muore Timisiteo e al posto del suocero alla prefettura va Marco Giulio Filippo, detto l'Arabo per i sui natali in Bosra. Il nuovo prefetto era di chiara origine borghese ed equestre e, attraverso il suo matrimonio con una donna di nome Otacilia Severa, può fare riferimento al 'patrimonio dinastico' dei Severi.

244
Il tradizionalismo romano si appella alla romanità delle legioni. Gran parte del Senato aderisce alla contestazione che si unisce con la preoccupazione dei legionari per una supposta svalutazione della loro cittadinanza e anche della paga annuale in favore di unità schiettamente barbariche.
Febbraio. Intorno a Dura Europos, sulle rive dell'Eufrate, il diciannovenne imperatore di Cartagine viene ucciso. Venne acclamato imperatore il prefetto del pretorio, Filippo, detto l'arabo. Il nuovo imperatore liquida i Goti, licenziandoli dall'esercito e termina le ostilità con i Persiani comprando la pace con mezzo milione di denari di argento. Di religione cristiana privatamente professata compie penitenza per l'assassinio del suo precedente in Antiochia, davanti al vescovo della città, Babila.

247 / 248
In occasione del millenario della fondazione di Roma, Filippo celebra l'evento con una accuratezza e un fasto grandiosi.
Il saeculum miliarum fu un insieme di liturgie e di cerimonie orchestrate mirabilmente: tutte le monete emesse da Filippo sono riconoscibili ancora oggi per il tipo celebrativo di Roma aeterna.

248
Inizio anno. Gravi torbidi anticristiani si verificano in Alessandria, dove la comunità ebraica e quella pagana mettono in atto dei veri e propri pogrom e autentici massacri. I disordini si diffondono nelle province limitrofe. I protagonisti dei torbidi accusano il governo imperiale di non perseguire i cristiani come nel passato. Uranio e Iotapano, in Siria, si proclamano imperatori: Messio Quinto Decio riesce ad avere ragione dell'usurpazione in nome dell'arabo.
Le legioni dell'illirico si ribellano e acclamano imperatore il generale Marino; Filippo affida a Messio Quinto Decio il compito di reprimere l'ammutinamento. Dopo aver sconfitto Marino, Decio si proclama imperatore a sua volta.
Settembre. A Verona Decio sconfigge Filippo e lo depone.

250
Primavera
. Decio emette un diploma che richiede a tutti i cittadini dell'impero di presentarsi davanti a una commissione
giudicante. Tali commissioni, spalmate sul territorio in modo capillare, hanno il compito di verificare che l'indagato abbia sempre praticato secondo le direttive religiose tradizionali e questo attraverso una raccolta testimoniale o auto testimoniale che, per i cristiani, equivale a una apostasia. Eseguita tale verifica, al cittadino si concede un libellum da lui stesso sottoscritto, un certificato di buona condotta religiosa nel quale l'indagato dichiara la sua ortodossia pagana.
Giugno. Il decreto anticristiano viene reso pubblico anche in oriente. Ad Alessandria, Antiochia, Cartagine i cristiani sono costretti a sottoscrivere, come previsto dal decreto, il libellum, letteralmente il libretto, che testimoniava la loro apostasia; se non ci si accontenta di questo, il decreto prevede l'accensione di incenso agli dei ed è il caso di quelli che poi saranno detti thuriati e addirittura il sacrificio, il caso, cioè, dei sacrificati.

251
Decio si reca in Mesia e Dacia per affrontare i Goti di Kniva che hanno occupato numerose città romane; l'alleanza di Kniva comprende anche tribù di lingua sarmatica, Venedi, Bastarni e Rossolani. Decio rioccupa la Dacia, spingendo i Goti in Tracia dove occupano Filippopoli. Decio gli incalza e li costringe ad abbandonare la città.
Giugno. Alla foce del Danubio, a
d Abritto, Forum Terebronii, Decio circonda i Goti e li attacca ma viene sconfitto: Decio e suo figlio maggiore muoiono in battaglia. La carica dell'imperatore passa a suo figlio minore Ostiliano al quale si associa il legato delle Mesie, Treboniano Gallo.

252
Inizio anno
. Muore Ostiliano, probabilmente di peste. Treboniano Gallo diviene imperatore e conclude una pace con i Goti.
Si diffonde la peste nell'impero.
Fine anno. I Goti, passato il mar Nero, scendono in Asia minore e daccheggiano Efeso; i Sassanidi occupano e saccheggiano Antiochia. Alcuni gruppi di Goti, attraversata l'Illiria, penetrano in Italia.

253
Maggio
. Emiliano, il legato delle Mesie, si ribella, scende in Italia e vince a Spoleto Treboniano Gallo che viene deposto.
Ottobre. Valeriano, dalla Gallia, scende in Italia ed Emiliano viene a sua volta deposto. Valeriano affida la parte occidentale dell'impero (Italia, Gallie, Africa e Illiria) a suo figlio Gallieno, mentre affida a sè il governo dell'oriente e la conduzione della guerra contro i Sassanidi.

254
Gallieno pone la sua residenza in Gallia a Treviri, dove i Franchi hanno oltrepassato il Reno. Affida la guida delle operazioni militari a Postumo che riesce a tamponare le intromissioni dei Franchi. Gallieno assume titolo di restitutor Galliarum. Gallieno si sposta in Italia dove sono penetrati gli Alamanni.
Prima incursione dei Goti in Asia: Pizio e Trebisonda sono saccheggiate e i Goti compiono incursioni in Bitinia e Cappadocia.

255
I Goti costeggiano le rive occidentali del mar Nero, il presidio romano di Calcedonia viene espugnato; sbarcano nuovamente in Bitinia e travolgono Nicomedia e subito dopo cade Nicea. Infine i Goti si spingono ancora più a occidente fino ad arrivare in vista dell'isola di Cizico, forzando i Dardanelli.

255 / 256
Dopo una difficile campagna gli Alamanni sono respinti dall'Italia.

256
I Goti, riattraversato il mar Nero, investono per la seconda volta Cizico. Il tempio di Diana a Efeso è minuziosamente saccheggiato. Un gruppo di Goti staziona al largo del Pireo. Atene viene travolta. I Goti proseguono, via terra, verso occidente; saccheggiano Tebe, Corinto e Sparta. Giungono in Epiro e in vista del mar Adriatico.
Ad Atene un certo Desippo, un cittadino eminente della città, raduna dei volontari e organizza una flotta, dopo di ché attacca con buon esito la flotta gotica che si manteneva alla rada del Pireo. Gallieno dall'Italia sbarca in Grecia. I Goti si ritirano oltre il Danubio.

257
Seconda incursione alamanna in Italia; Gallieno riesce a sconfiggerli intorno a Milano.
Estate. Emissione del primo decreto persecutorio contro i cristiani di Valeriano. L'editto dichiara l'istituzione ecclesiastica illegale, richiede la requisizione immediata di tutti i suoi beni, mobili e immobili, e l'immediato arresto di tutti gli ecclesiastici; viene, inoltre, proibita ogni ulteriore riunione di culto, pena la morte per i partecipanti.

258
Le Gallie nominano  Augusto Postumo, generale del confine del Reno ed eroe ed organizzatore della guerra contro i Franchi.
Inizio anno. I Franchi attraversano il Reno e l'intera Gallia fino ad arrivare ai Pirenei; un buon numero di Franchi oltrepassa la catena montuosa e penetra in Spagna.
Autunno. Secondo decreto contro i cristiani di Valeriano. L'editto stabilisce la pena di morte o la deportazione ai lavori forzati per tutti gli arrestati in base al primo editto. Si prevede, inoltre, tutta una serie di pene di contorno da comminare a coloro che (anche pagani), in diversa misura, ostacolano il corso della giustizia e fiancheggiano la chiesa cristiana, nascondendo e occultando gli indagati.

260
A Edessa si giunge allo scontro diretto tra l'armata di Valeriano e quella di Sapore. I Persiani escono vittoriosi. Valeriano cade prigioniero dei Persiani.
Gli succede il figlio Gallieno. Subito dopo la disfatta e la cattività di Valeriano, i figli del suo ministro plenipotenziario, il praepositus annonae, Macriano, sono acclamati imperatori dall'esercito ivi stanziato:  la Siria e la Cappadocia eclissano dal controllo diretto del figlio di Valeriano, Gallieno. Macriano iunior, preso sul serio il suo nuovo incarico, muove direttamente contro Gallieno, portandosi, perciò, nei Balcani; Quieto, al contrario, rimane in Oriente.

260 / 261
Postumo è acclamato in Treviri Augustus et imperator Galliarum, cioè comandante supremo degli eserciti di Gallia, Britannia e Spagna nel nome di Roma aeterna. Nasce così l'imperium romanum Galliarum.

261 / 262
Il principe di Palmira neutralizza la secessione di Quieto, che viene battuto, costretto in assedio ad Emesa e alla fine eliminato.

263 / 264
Odenato è insignito da Gallieno dei titoli di imperator, cioè vale a dire comandante supremo per gli eserciti orientali, e corrector totius orientis, vale a dire 'correggente (insieme con Gallieno) di tutto l'oriente'.

267
Muore Odenato e gli succede la vedova, Zenobia. La principessa designa suo figlio, Settimio Vaballato Atenodoro, alla successione, associandolo agli stessi titoli del padre ma aggiungendovi un'inquietante carica di Rex.
Goti e Eruli sono costretti a rinunciare alle loro stagionali scorrerie; gli Eruli sono battuti seriamente sul Nesto, nel cuore dei Balcani, e riparano al di là del Danubio, mentre i Goti, partiti dalle tradizionali sedi sul mar Nero, forzano per l'ennesima volta lo stretto del Bosforo ma, subito dopo, subiscono un disastroso rovescio militare. Impossibilitati a proseguire le scorrerie marittime e, probabilmente, costretti a ripiegare verso lo stretto, prendono la via di terra, risalendo in Macedonia e in Tracia, continuamente disturbati, però, dalle azioni della cavalleria e dalle imboscate della fanteria romane. Perso l'appoggio degli Eruli, di fronte all'intero esercito imperiale dispiegato, si trovano costretti in una sacca di contenimento.

268
Il comandante della cavalleria Aureolo veste la porpora imperiale a Milano, usurpando il governo legittimo. Gallieno rientra in Italia per combattere l'usurpatore e cinge in assedio Milano.
Estate. Il nuovo comandante della cavalleria di Gallieno, un illiriciano e di umili origini, Aurelio Valerio Claudio, tradisce e uccide l'imperatore legittimo. Aureolo viene sconfitto da Claudio II nel bresciano. Claudio diviene imperatore.

269
Zenobia di Palmira rivendica anche l'amministrazione dell'Egitto, provincia imperiale per eccellenza. Claudio II rifiuta. I Palmireni inviano un esercito contro la provincia che, nonostante l'ostinata resistenza del prefetto d'Egitto, Tenaginone Probo, e a prezzo di durissimi scontri, finisce sotto i Palmireni.
A Naisso, in Macedonia, i Goti vengono annientati da Claudio II che assume il cognomen ex virtute di gothicus.

270
Gennaio. Claudio II muore di peste; assume la porpora suo fratello Quintillo.
Maggio. Quintillo muore di morte naturale o viene ucciso durante una ribellione di soldati illiriciani. Il comandante degli equites dalmati,  Lucio Domizio Aureliano, viene acclamato imperatore.
Aureliano batte una tribù alamanna, gli Iutungi, che erano penetrati in Italia; ordina la ricostituzione delle cinte murarie delle principali città italiciane. Batte i Vandali in Pannonia.

271
I Vandali passano nuovamente il Danubio ed entrano in Italia. Aureliano patisce un grave rovescio a Piacenza; poi prima a Fano e poi a Pavia Aureliano riesce a recuperare la situazione e a ricacciare definitivamente i Germani al di là del limes.
Concorda con il Senato l'ampliamento e il rafforzamento delle mure di Roma, secondo una fabbrica universalmente conosciuta come 'Mura Aureliane'.
Aureliano ribadisce la politica monetaria di Gallieno, volta a rinforzare la divisa di argento, il provvedimento provoca la rivolta degli operai della Zecca di Roma e gravissimi tumulti nella città. L'imperatore scende a Roma e perde molti soldati, si scrive settemila, nel reprimere la rivolta. La conseguente repressione è terribile, sono comminate moltissime condanne a morte, la Zecca viene presa d'assalto dalle truppe e sono condotti in giudizio numerosi senatori.
Aureliano organizza l'abbandono della Dacia, si costituiscono due nuove province a occidente del Danubio, poste tra Mesia Inferiore e Superiore, due piccole province: la Dacia Ripensis (disposta sul Danubio) e la Dacia Mediterranea (più interna e occidentale).

272
Inizio anno. Aureliano passa il Bosforo e occupa la Bitinia, strappandola ai Palmireni.
Rapidamente viene occupata Antiochia e a Emesa si verifica un durissimo scontro tra Palmireni e Romani. La vittoria di Aureliano è sofferta. Palmira viene espugnata e Zenobia condotta a Roma progioniera.

273
Insurrezione a Palmira che viene repressa militarmente.

274
Aureliano ottiene ai campi catalaunici una schiacciante vittoria su Tetrico, nuovo imperator romanum galliarum, che viene condotto prigioniero a Roma: l'impero romano è riunificato dopo sedici anni.

275
Inverno
. Aureliano viene ucciso in Grecia da una congiura militare. Per sei mesi l'esercito attende il campione del senato e il senato quello dell'esercito in un dualismo di poteri perfettamente bilanciato.
Ottobre. La scelta cade su Tacito, che aveva rivestito la carica di consularis ed apparteneva a una famiglia clarissimale di antichissime tradizioni; forse era discendente diretto dello storico omonimo del II secolo, Cornelio Tacito. 

276
Giugno
. Il principe si reca in Asia Minore per contrastare l'ennesima scorreria stagionale dei Goti. Viene ucciso in seguito a una congiura. Il principato va a suo fratello, Floriano. Il dux totius orientis, Aulo Probo, carica militare e amministrativa istituita da Aureliano subito dopo la pacificazione dell'area, viene acclamato imperatore dalle sue legioni.
A Tarso Probo sconfigge Floriano e assume la porpora.

277
Probo batte i Franchi in Gallia e Sarmati e Gepidi nei Balcani. I Franchi catturati vengono deportati nel Ponto, insorgono e si danno alla pirateria che colpisce tutto il Mediterraneo orientale.

278 / 280
Imposizione di una nuova imposta, il komatikon, in Egitto che provoca una grave rivolta, repressa militarmente.
Ribellione di Proculo e Bonoso in Gallia che vengono sconfitti.

282
Ottobre. Intorno a Sirmio in Pannonia, Aulo Probo è ucciso dalle truppe in rivolta che avevano eletto un nuovo imperatore in Aurelio Caro, suo prefetto del pretorio.
Aurelio Caro affida il governo della parte occidentale dell'impero a suo figlio maggiore Carino, mentre con suo figlio minore, Numeriano, si reca in oriente.

283
Estate
. I Persiani sono sconfitti, Ctesifonte accerchiata e la Mesopotamia conquistata. Aurelio Caro viene per questo detto imperator Persici.
Autunno. Caro muore in Mesopotamia di malattia. Nuneriano assume il governo dell'oriente romano.

284
Il prefetto del pretorio Apro uccide il giovane imperatore; un'insurrezione militare lo depone e proclama imperatore Diocleziano, uno dei generali dell'esercito di stanza in Mesopotamia.

285
Diocleziano passa il Bosforo e si reca in occidente. L'imperatore per l'occidente, Carino, gli si fa incontro e lo sconfigge in battaglia sul fiume Margus. Carino, però, viene ucciso da un complotto di senatori e Diocleziano viene acclamato imperatore per tutto il mondo romano.

286 / 288
I Persiani occupano l'Armenia spodestando il giovanissimo monarca di quel regno, Tiridate.

286
Diocleziano associa a sè Massimiano, che diviene cesare per l'occidente. L'impero si bipartisce. Massimiano era nato da una famiglia di contadini illirici, esattamente come Valerio Diocle.
Un ufficiale dell'esercito, di origine batava, un certo Carausio, organizza una flotta che, facendo perno sulla Britannia, organizza una rete di comunicazione commerciale su tutto il nord della Gallia e che stabilisce basi anche nella Gallia stessa, intorno a Bonomia, l'attuale Boulogne. Massimiano si reca nel nord della Gallia ma non riesce ad avere ragione della secessione britannica.

289
Tiridate, sicuramente aiutato da Diocleziano, riesce a mettere in piedi un esercito che, appoggiandosi sull'orgoglio nazionale e religioso degli Armeni e su alcuni contingenti di barbari sciti, riconquista il regno, cacciando i Sassanidi.

290
Massimiano riconosce a Carausio il governo della Britannia.

293
Il numero delle province è quasi triplicato e sfiora il centinaio. L'Italia, inoltre, viene divisa in numerose aree provinciali,  diciassette, e così non solo ridotta a un trattamento equiparato a qualsiasi altra terra dell'impero, ma posta in uno specie di 'statuto speciale'. Le province italiane erano Retia, Venetia, Aemilia, Liguria, Flaminia, Alpes Cottiae, Tuscia, Picenum
sub-urbicario, Campania, Samnium, Apulia, Lucania, Valeria, Sicilia, Sardinia e Corsica.
Il decentramento amministrativo consente l'omologazione giuridica dell'impero e i governatori provinciali, detti iudices, passano gran parte del loro tempo a giudicare cause legali; questo è il senso profondo del loro incarico: avvicinare lo stato, e il suo giudizio, ai cittadini. Contemporaneamente, la riforma dioclezianea lega le singole aristocrazie cittadine alla collaborazione con l'impero, imponendo, là dove non esistenti, la formazione di istituti collegiali, le curie, in ogni municipium. I componenti di questi ministeri, i curiali o decurioni, esprimono potere amministrativo sulle città e sulla campagna che la circonda e soprattutto si fanno, istituzionalmente, garanti della riscossione del gettito fiscale stabilito per la circoscrizione.
Diocleziano istituisce le diocesi e i vicari, cioè i loro amministratori. Il termine vicarius starebbe per Praefecti Praetorii Vicarii, cioè sostituto del Prefetto del pretorio, segno che la carica e la distrettazione cui si riferiva contenevano valenze
giuridiche, fiscali e militari. I vicari amministrano le diocesi. Sono, infatti, istituite dodici diocesi, 'amministrazioni intermedie', in base all'etimo greco.
Alla testa di questo apparato Diocleziano stabilisce quattro principi, due Augusti e due Cesari; lo stato è suddiviso in quattro grandi prefetture, due per l'oriente e due per l'occidente, alla testa di ciascuna di quelle era un Cesare e / o un Augusto, solitamente affiancato da un Prefetto del pretorio con ampissime competenze di controllo fiscale e amministrativo sull'operato di diocesi e province e da uno staff militare notevole.
Augusto per l'occidente rimane Massimiano Erculeo, al quale è affidata l'amministrazione diretta della prefettura italica. La residenza dell'Augusto e della sua corte viene posta in Milano; egli esprimerà da qui una principalis potestas su tutta la parte occidentale dell'impero e sul suo Cesare, Costanzo Cloro, mentre governerà direttamente l'Italia, l'Africa e la Pannonia. Il suo associato, il cesare Costanzo, risiederà a Treviri, nella Gallia nord orientale e governerà la Gallia, la Britannia (che al momento era ancora in mano a Carausio) e la Spagna, cioè vale a dire la seconda prefettura dell'occidente, quella delle Gallie. In oriente il titolo di Augusto è riservato a Diocleziano, che in nome della sua età, conserva la principale potestà sull'altro Augusto, quello creato per l'occidente, Massimiano Erculeo e, dunque, una
sostanziale supervisione sull'attività amministrativa di tutto lo stato, orientale o occidentale che fosse. L'Augusto dell'oriente governerà direttamente, da Nicomedia la prefettura dell'oriente, cioè tutta l'Asia Minore, la Siria e l'Egitto.
Il suo Cesare, Massimiano Galerio, amministrerà la seconda prefettura orientale, quella dell'illirico con corte e sede a Sirmio, lungo il medio corso del Danubio. L'impero è bipartito e, parimenti, quadripartito.

294
Carausio, il ribelle batavo - romano, è eliminato da un usurpatore, un certo Alectus, secondo dinamiche interne alla rivolta che sono ignote.

296
Il cesare per l'occidente, Costanzo Cloro, ha ragione di Alectus, e la secessione britannica è risolta.
Incursione, lungo l'alto corso del Reno, di Alamanni. Costanzo si reca nella regione, compiendo, di persona, ricognizioni, facendo questo, cade in un'imboscata  vicino all'odierna Langres. Le unità romane vicine si precipitano, allora, sulla
città, battendo e mettendo in fuga
gli Alamanni verso oriente e il Reno. Poco dopo Costanzo sconfigge gli Alamanni a
Vindonissa, poco lontano dal fiume.
Sollevazione in Egitto con motivazioni religiose, manichee, e fiscali. Diocleziano invia 64.000 soldati nella provincia che viene pacificata. Dopo di ciò Valerio Diocle omologa l'ordinamento tributario e monetario della provincia a quello del resto dell'impero: antichi privilegi consuetudinari e localismi economici sono cancellati.

297
Il generale persiano Narsete respinge un esercito Armeno che, addirittura, cerca di arrivare in Persia, sconfigge Tiridate e rioccupa l'Armenia. Legittimamente, si lamenta con Diocleziano dell'appoggio offerto a Tiridate nel passato e nel presente.
Marzo. Diocleziano emana in Nicomedia un editto persecutorio contro i Manichei
Primavera. Galerio, cesare per l'oriente, chiamato al fianco di Diocleziano, a Carre, lo stesso luogo di Crasso, subisce
un terribile rovescio ad opera di Narsete.
Aprile - maggio. Dopo la sconfitta di Carre, i pagani denunciano il fatto che gli auspici pur favorevoli non erano stati rispettati per il fatto che molti nel sacro comitato non sacrificavano agli Dei. Si diffonde, così, un movimento per il quale tutti i 'palatini', cioè le guardie imperiali e, poi, tutto l'esercito si deve recare a sacrificare agli dei. Il provvedimento non nomina i cristiani, ma l'obbligo del sacrificio li implica: i cristiani si contraddistinguevano da quasi tutte le novae religiones per il loro rifiuto del sacrificio. Il movimento persecutorio è incruento e limitato nel tempo, durerà pochi mesi e non comporterà altro che l'allontanamento dall'esercito di chi non compie il sacrificio. L'azione di Diocleziano rivela molta indecisione: tra i palatini rimarranno molti cristiani e neppure apostati.
Estate. Galerio guida la controffensiva romana in Armenia che conquista.
Autunno. La Mesopotamia è invasa dai Romani. Narsete chiede pace, Diocleziano la concede. In primo luogo, secondo l’antico progetto di Nerone, l’Armenia ridiventa un protettorato romano. In seconda istanza, Diocle, dopo numerosissimi scontri, contrasti e affrontamenti diplomatici, riesce a ottenere che Nisibi, città in buona parte romanizzata e posta sulle rive dell’Eufrate, sia il portale obbligatorio per tutti i commerci dalla Persia verso il Mediterraneo.

297 - 298
Seguendo Aureliano, Diocleziano rinforza il danarius facendo aumentare la presenza di argento nella lega e riprendendo i tipi aurelianei di monetazione (il danarius XXI). 

301
Emissione dell'edictum de pretiis rerum venialum. Con la legge i quattro tetrarchi sottoscrittori si propongono di risolvere i problemi interni e soprattutto  quel fenomeno preoccupante che manda in rovina la maggior parte delle fortune e cioè una bramosia di arricchimento e speculazione economica insaziabile; si legge nel preambolo che al centro di questa aspirazione smodata all'arricchimento stanno due categorie di uomini, gli improbos et immodestos, cioè i disonesti e gli sfrenati, formate da autentici complottatori verso il genere umano “sine respectu generis humani” (“privi di rispetto verso il genere umano”) e che d'ora innanzi verranno stabiliti per legge “quae pretia in singularum rerum vendicionibus excedere nemini licitum est” e cioè “i prezzi di vendita cosa per cosa che non è permesso a nessuno di oltrepassare”. Insomma si redige un immenso calmiere sui prezzi, intesi e compresi tutti i costi, sia quello delle singole merci, sia quello della forza lavoro. Se da una parte, quindi, si stabilisce un maximum sui prezzi delle merci, dall'altra lo si stabilisce sui salari e le singole prestazioni d'opera. La legge prende in considerazione ben trentasette classi di merci e di prestazioni rilevanti sotto il profilo economico: tra quelle sono i cereali, i vini, gli oli, le carni, il pesce, gli ortaggi e la frutta, le paghe degli operai, le pelli conciate e no, le calzature, le materie minerarie, la legna, i prezzi dei trasporti terrestri e quelli marini, l'abbigliamento, i prodotti tessili e via discorrendo. Alla fine, all'interno di queste classi, sono stabiliti i massimali, espressi in denarii, per circa duemila merci e prestazioni d'opera.

302
Le merci calmierate spariscono, si diffonde il mercato nero. Diocleziano reagisce inviando l'esercito a requisire granai
nascosti. Si comminano numerosissime condanne a morte poiché lo stesso preambolo del decreto
equipara i reati di quel tipo ad autentici 'crimini contro l'umanità'. Alla fine, però, l'imperatore deve cedere: appena un anno dopo l'emanazione, l'editto sui prezzi viene ritirato.

303
Febbraio. Emanazione del primo editto generale contro i cristiani: si rivolge contro chiesa come istituzione, decretandone lo scioglimento e l'illegalità, e alle professioni di fede nell'amministrazione dello Stato, proibendole e sanzionandole. Al di fuori di questi due ambiti, nel quale va incluso l'esercito, è ancora possibile essere cristiani: basta accontentarsi di professare quella fede privatamente e in maniera disorganizzata e infatti non ci sono misure neppure contro chierici e vescovi, in quanto persone fisiche. L'applicazione dell'Editto è abbastanza uniforme, una volta sottolineata la tiepidezza di
Costanzo Cloro. Nei Balcani Galerio lo applica inflessibilmente, così pure l'Augusto dell'occidente e pagano convinto, Massimiano Erculeo, che mette a ferro e fuoco le diocesi italiane e africane. Diocleziano, al contrario, all'inizio manifesta notevole moderazione, poi due incendi devastano il palazzo dell'Augusto a Nicomedia, dei quali sono da alcune parti accusati i cristiani, e la persecuzione diviene radicale, anzi oltrepassa lo spirito stesso del decreto: si mandano a morte vescovi e diaconi senza l'ombra di un processo e tutti a Nicomedia saranno obbligati al sacrificio, cosa che l'editto del febbraio non prevedeva.
Emanazione del secondo e terzo editto contro i cristiani in base ai quali si esige da tutto il clero superstite di sacrificare agli dei: vale a dire tutti gli ecclesiastici (diaconi e presbiteri) sono obbligati al sacrificio, in alternativa è il martirio.
Costanzo Cloro, cesare per l'occidente, rifiuta di applicare i due editti e si limita a far osservare il primo.
Novembre. Celebrazione del giubileo di Diocleziano in Roma. Incontro tra i due augusti: Diocleziano e Massimiano. Diocleziano manifesta l'intenzione di dare le dimissioni in occasione del ventennale del suo governo e anche Massimiano le consegnerà.

304
Emanazione del quarto editto contro i cristiani, anche questo non sottoscritto dal tetrarca Costanzo Cloro. In quello viene esteso a tutti i cristiani, senza distinzione di censo, di ruolo organizzativo e senza limite geografico, l'obbligo di sacrificio agli Dei. Tutto questo si traduce in un vero massacro sulla sponda meridionale e orientale del Mediterraneo proprio là
dove i cristiani erano maggioranza. Non conosciamo il numero delle condanne capitali e dei martirii, ma dovette essere notevolissimo, probabilmente la persecuzione provocò più di centomila condanne capitali, anche perché l'editto in oriente rimarrà valido ben oltre l'abdicazione di Diocleziano.

305
Maggio
. Diocleziano in Nicomedia e Massimiano in Milano si dimettono dall'impero. Galerio diventa augusto per l'oriente e Massimino Daia cesare. In occidente, al posto di Massimiano, viene nominato Cesare Severo, mentre Costanzo Cloro diviene augusto per l'occidente.

306
Il figlio di primo letto di Costanzo Cloro lascia l'oriente e si reca in Gallia, contro le aspettative di Galerio. Costanzo Cloro, da tempo malato, muore ad Eburacum (York).
Luglio. Costantino viene acclamato dai legionari cesare delle Gallie in sostituzione di Costanzo Cloro. Costantino invia una lettera all'Augusto dell'oriente, ormai divenuto Augustus Senior, nella quale, rammaricandosi dell'impulsività delle sue
truppe, dichiara che avrebbe preferito attendere un'investitura istituzionale dalle mani di Galerio. Galerio conferisce a Costantino il titolo di Cesare delle Gallie, relegandolo all'ultimo rango tra i tetrarchi.
Settembre. Il Senato si allea con i pretoriani superstiti, aizzando la plebe di Roma contro le autorità costituite e richiede un imperatore  romano e italiano e censura la tirannia degli imperatori - contadini stranieri. I torbidi sono gravissimi, anche perché, Severo, l'Augusto dell'occidente si trovava in Africa per alcune operazioni militari. Al centro del colpo di mano sono due tribuni pretoriani e un commissario agli approvvigionamenti della città di Roma, che  contattano Massenzio, figlio di Massimiano, armano il pretorio e si impadroniscono della città. Si verificano scontri, il prefetto della città e molti magistrati cercano di resistere, ma Massenzio e i suoi hanno ragione di ogni opposizione, anche grazie all'appoggio del popolo. Immediatamente dopo Massenzio revoca ogni provvedimento anti - cristiano e organizza un esercito 'nazionale' ovverosia italiciano.
Autunno. Severo si rinchiude con la flotta, che gli era rimasta fedele, in Ravenna.  Massenzio assedia la città senza molta convinzione.

307
Massenzio prende Ravenna e Severo viene eliminato. L'Augusto dell'oriente scende in Italia, con un esercito molto grosso, dall'Illirico, che provvisoriamente affida all'amministrazione di un suo fedele, Licinio. Massenzio ha l'astuzia di non affrontare il nemico frontalmente, ma di sfiancarlo con azioni di disturbo, per di più non una città apriva le sue porte all'Augusto e poderi, cantine e granai si fanno trovare vuoti. Galerio arriva fino a Narni, offrendo la possibilità di un compromesso al Senato e a Massenzio: si aspetta un accordo e trova un netto rifiuto. Galerio si ritira.

308
Massimiano cerca di convincere, inutilmente, suo figlio Massenzio a riconoscere gli altri tetrarchi, ma Massenzio rifiuta. Propone anche a Costantino la sua presidenza in occidente ma anche Costantino rifiuta. A Carnunto Massimiano e Diocleziano si incontrano ma Diocleziano ribadisce l'ordinamento tetrarchico uscito dal 306: Galerio come Augusto principale e dell'oriente, Massimino Daia Cesare per quell'area, mentre è nominato Augusto per l'occidente Licinio, il
collaboratore di Galerio, e Cesare per le Gallie Costantino. Viene delegittimato il governo italiciano e africano di Massenzio.

310
Massimiano cerca di assumere il titolo di Augusto per l'occidente e di esercitare la tutela su Massenzio. Il Senato e la città di Roma si schierano dalla parte di Massenzio e Massimiano è condannato all'esilio. Massimiano si reca prima nell'illirico e poi in Gallia dove cerca di usurpare il titolo di Costantino, ma viene sconfitto e ucciso a Marsiglia.

311
Galerio si ammala e decide di abrogare la persecuzione. Nell'editto di Serdica che stabilisce la fine del processo persecutorio, Galerio chiede ai cristiani di pregare per la sua salute presso il loro Dio. Poco tempo dopo muore e gli succede Massimino Daia come Augusto per l'oriente.
Costantino scende in Italia e batte a Torino gli eserciti di Massenzio, occupando subito dopo Milano. Presso Verona ottiene una seconda vittoria e si dirige verso Roma. A Saxa Rubra, località a nove miglia da Roma, la cavalleria gallica dimostra la sua supremazia su quella africana che componeva le schiere del figlio di Massimiano e in generale l'esercito e la fanteria gallicane riescono ad avere ragione di quelle italiciane; i legionari italiciani, non dimostrando grande valore e prendendo atto di una situazione tattica sfavorevole, abbandonano le insegne e si danno alla fuga, di fronte alla carica dei pedoni gallici. Sul ponte Milvio, cercando di rientrare in Roma per organizzare un'estrema difesa, Massenzio è aggredito da  alcuni popolani e, gettato nel Tevere, vi affoga.

312
Inverno
. Lettera di Costantino a Anulino, proconsole d'Africa, nella quale chiede al suo collaboratore che vengano risarcite le comunità cristiane dei danni subiti durante la persecuzione e che vengano stanziati dei fondi statali al fine di finanziarie le opere di culto dei cristiani e il locale episcopio.

313
Febbraio
. Editto di Milano. Costantino e Licinio cesare per l'oriente (Illirico) sottoscrivono un editto di tolleranza generale in campo religioso.
Primavera. Massimino Daia, augusto per l'oriente, ripudia l'editto e l'intesa tra Costantino e Licinio, traghetta il suo esercito oltre il Bosforo ed espugna Bisanzio. Ad Eraclea, però, è battuto da Licinio ed è costretto a riparare in Anatolia, dove, a Tarso, trova la morte dopo aver emanato un editto che abrograva la persecuzione contro i cristiani. Seguono terribili epurazioni: l'intera famiglia di Massimino viene sterminata e ogni suo partigiano, tra quelli anche la moglie e la figlia di Diocleziano, condivide quella sorte.
Costantino nomina un Cesare e sostituto per l'occidente, Bassiano, al quale ha dato in sposa sua sorella, Anastasia, e affida a quello il governo di Italia e Africa. Licinio esprime il suo consenso, segretamente, però, si mette ad adulare Bassiano, proponendogli l'usurpazione in occidente. 

314
Licinio suscita l'usurpazione di Bassiano, ma il complotto è scoperto e Costantino destituisce il cognato. In conseguenza di questi eventi si verificano, addirittura, alcune scaramucce e provocazioni di confine tra le due partes dell'impero; la più grave di quelle occorre a Emona Iulia, località della Pannonia superiore, posta a poche miglia dal confine con l'Italia. Qui le truppe dell'Augusto dell'oriente oltraggiano, abbattendole, le statue di Costantino; Costantino, radunato in fretta e furia un esercito di appena ventimila uomini passa il limite ed entra in Pannonia. A Cibale, nel cuore della provincia, Costantino mette in rotta l'esercito di Licinio. La ritirata dell'imperatore dell'oriente è ordinata e non precipitosa.In Tracia a Campus Mardiensis si verifica un secondo e terribile scontro; si combatté dalla mattina alla sera e, infine, durante la notte, Licinio si decide a ripiegare in Macedonia.
Ottobre. Si giunge, dunque, a un trattato tra Costantino e Licinio. In quello i due imperatori stabiliscono la designazione di tre cesari nei loro figli, cosicché sono nominati Cesari di Costantino i suoi due figli Crispo (avuto dalla prima moglie) e Costantino il Giovane (avuto dalla seconda consorte, la figlia di Massimiano, Fausta) e Crispo, infatti, ottiene immediatamente il comando del fronte del Reno. Per parte sua Licinio, nomina suo figlio omonimo. Il secondo punto del trattato decrive un'inopinata e rivoluzionaria ripartizione della prefettura illiriciana che fino a quel momento era rimasta sotto il controllo indiscusso della parte orientale dell'impero. Ebbene di quella prefettura le diocesi pannonica, mesica e macedone vengono affidate a Costantino e cioè all'occidente, mentre la Tracia rimane all'oriente.
Il concilio di Arles, sponsorizzato da Costantino, condanna il Donatismo e inizia la persecuzione contro la corrispondente chiesa eretica africana.

315 - 319
Costantino, affidato il governo della Gallia a Crispo, si stabilisce nei Balcani dove combatte contro Goti e Slavi.

317
Costantino vieta l'aruspicina privata

320
Costantino abbandona nella monetazione ogni riferimento al culto di sole.

324
Costantino, con un esercito di centomila uomini, dall'illirico attacca la Tracia. Terribile scontro intorno a Bisanzio nel quale Licinio è sconfitto e costretto a rifugiarsi nella città.
Luglio. Costantino assedia Bisanzio, mentre Licinio indice leve in Bitinia e nomina cesare per l'oriente Martiniano. Crispo, alla guida alla flotta, sconfigge Amando, ammiraglio di Licinio, nel Bosforo. Bisanzio capitola e Licinio si rifugia in Asia minore.
Settembre. A Crisopoli Costantino sconfigge l'esercito di Licinio. In una cerimonia sconvolgente l'augusto dell'oriente si presenta a Costantino, chiedendo perdono per le suo colpe e gettando la porpora ai piedi del vincitore, dopo di che si prostra ai suoi piedi, implorando il dominus et deus. A Licinio furono concesse le sue sostanze e un lussuoso esilio in Tessalonica.
Costantino, dopo un sogno, decide di ampliare Bisanzio e di eleggerla a sede palatina permanente.

325
Licinio viene accusato di un complotto, condannato a morte e ucciso.
Su proposta di Costantino si svolge a Nicea il primo concilio ecumenico della cristianità per dirimere la controversia sorta intorno al pensiero trinitario di Ario. L'imperatore  si limita a inviare un indirizzo all'assemblea nel quale la esorta a non dilungarsi troppo in questioni che definiva “incomprensibili e arcane” e invece di cercare un compromesso onorevole per tutti. L'imperatore manifesta, tra le righe, una certa simpatia per l'arianesimo. Il futuro vescovo di Alessandria, Atanasio, riesce invece a fare passare la teoria universalmente nota come credo Niceno. Si stabilisce che Padre, Figlio e Spirito Santo condividono e appartengono alla stessa natura, alla stessa ousia, sono homousoi, cosostanziali; all'interno di questa medesima sostanza ci sono tre persone che rappresentano un particolare modo di essere di una sola entità. Caratteristica del Padre e del suo particolare modo di essere è quella di essere ingenerato; caratteristica del Figlio è quella di essere generato dall'eternità del padre e dunque di essere generato, di essere uomo, senza essere vincolato alla normale biologia riproduttiva dell'uomo, cioè di essere, a tutti gli effetti, prodotto umano del divino; caratteristica del terzo modo di essere, lo Spirito Santo, è di 'procedere' dal padre. Gran parte dei convenuti, soprattutto dalle diocesi orientali, se ne tornano nelle loro sedi mal convinti. I più brillanti critici di Ario, e cioè Atanasio, Marcello e Eustazio si ritrovarono vescovi di Alessandria, Costantinopoli e Antiochia.

327 - 328
Dopo l'esilio di Ario e un grande processo persecutorio contro le chiese ariane, i rigori della legge si mitigano e la persecuzione contro gli ariani cessa.

330
Finiscono i lavori di ampiamento di Bisanzio.
Il vescovo di Alessandria, Atanasio, acceso anti - ariano, viene confinato dall'imperatore in Gallia a Treviri.

336
Riabilitazione di Ario che viene richiamato dal confino.

337
Maggio
. Muore a Nicomedia Costantino. Il testamento dell'imperatore stabilisce cinque successori al suo impero.
Innanzitutto i suoi tre figli, Costantino il giovane, Costante e Costanzo e i figli di suo fratello, Dalmazio e Annibaliano.
Settembre. Solo a quattro mesi dalla sua morte termina l'emissione di atti e provvedimenti pubblici controfirmati dall'imperatore appena scomparso. Costanzo, figlio intermedio di Costantino, impugna il testamento ufficiale del padre, lo dichiara un falso e rende pubblico un secondo testamento che diminuisce le pretese di governo del ramo cadetto e di
Dalmazio junior. Il nuovo testamento di Costantino e il suo contenuto incontra la simpatia degli ambienti militari: le legioni si schierano dalla parte di Costanzo e del suo documento e acclamano i suoi tre figli di letto, Costantino II, Costanzo e Costante, imperatori. Il fratellastro di Costantino, Dalmazio senior, insieme con il cesare per l'Illirico, suo figlio Dalmazio
junior, sono uccisi; il rex regum Annibaliano subisce la medesima sorte. Viene ucciso anche Giulio Costanzo, secondo fratellastro del principe scomparso, mentre i suoi due figli, Gallo e Giuliano, rispettivamente di undici e sei anni, sono risparmiati solo in ragione della loro giovane età. Altri componenti meno noti del ramo cadetto, di quella genealogia che veniva da Costanzo Cloro e la sua legittima sposa Teodora, subiscono la stessa sorte: si scrive di un centinaio di esecuzioni sommarie.
Fine anno. A Viminacium si riuniscono i tre figli di letto di Costantino che divisero l'impero: la parte occidentale dell'impero è affidata a Costante, il più piccolo dei figli di Costantino, all'intermedio, Costanzo, ormai a tutti gli effetti Costanzo II, viene assegnato l'oriente, Costantino II, il maggiore dei tre, ha una sorta di alta tutela sull'occidente e, dunque, su Costante e inoltre l'amministrazione diretta ma provvisoria delle Gallie in quella parte dell'impero e, segno non da poco, il diritto di residenza nella nuova capitale fatta costruire dal padre, Costantinopoli. Costanzo II richiede una sostanziale riabilitazione degli ariani. Costantino II e Costante si oppongono e soprattutto il primo, valendosi della maggiore età, obbliga Costanzo II ad abiurare ogni simpatia ariana e a reintegrare, dall'esilio in Treviri al quale era stato destinato da Costantino nel 330, il patriarca Atanasio sul seggio di Costantinopoli.

338 - 339
In occasione dell'inaugurazione della basilica di Antiochia, una sinodo orientale elabora una canonica dalle sfumature semi – ariane, dove la homousia, la consunstanzialità, non trova posto tra i suoi venticinque articoli. La sinodo decide, inoltre, della deposizione di Atanasio dal patriarcato alessandrino. Costanzo II appoggia le risoluzioni dell'assemblea episcopale e le applica. L'insediamento del sostituto di Atanasio alla cattedra patriarcale assume i contorni di un'operazione militare e di ordine pubblico; Gregorio, il nuovo patriarca designato, entra in Alessandria, accompagnato da Filagrio, il prefetto per l'Egitto, e da un buon numero di soldati. Atanasio si rifugia in occidente e più precisamente a Roma presso Papa Giulio I e si pone sotto la protezione dell'augusto Costante.

340
Il pontefice fa dichiarare da una sinodo riunita in Roma ingiusta e illegittima la deposizione di Atanasio. La chiesa orientale e quella occidentale, così, si separano: tra le sinodi di Antiochia e di Roma era, infatti, aperta contrapposizione.
Dalle Gallie, dove esercita un governo diretto ma provvisorio, Costantino II scende in Italia con un atto di guerra aperta contro Costante che amministra Italia e Illirico. Ad Aquileia le truppe di Costantino II sono battute e il primogenito dello scomparso imperatore viene catturato e ucciso. La situazione si semplifica ulteriormente e l'impero risulta bipartito: il giovane Costante nelle Gallie, Africa, Italia e nord dell'Illirico e Costanzo II nel sud dell'illiriciano e in tutto l'oriente.

343
Concilio di Serdica. Costante riesce a contrattare con il collega all'impero la convocazione di un grande concilio episcopale che ha l'obiettivo di riportare l'unità nicena nella chiesa e nell'impero, dopo la diaspora rappresentata dalle due sinodi contrapposte di Roma e Antiochia del 338 / 339. L'assemblea degenera in rissa e i vescovi orientali abbandonano il concilio e si riuniscono autonomamente a Filippopoli, che era poco distante da Serdica ma nei territori amministrati direttamente da Costanzo II. Da Filippopoli la sinodo orientale scaglia anatema  contro Atanasio, poi contro Marcello di Ancyra e infine e addirittura contro il vescovo di Roma, Giulio I. Per parte loro i vescovi occidentali, che continuano a rimanere riuniti in Serdica, stabiliscono l'importantissimo principio dell'ultimativo e decisivo diritto di appello al vescovo di Roma e della estrema e inconfutabile decisionalità del Papa.

346
Reintegro di Atanasio al seggio episcopale di Alessandria dopo forti pressioni di Costante su Costanzo II.

348
Costante emette un conio di moneta di rame rinnovata: insomma si batte un danarius pesante, una moneta divisionale con maggior potere d'acquisto e capace di girare tra le classi meno abbienti. Costante ritira tutti i vecchi denari, la cosiddetta pecunia vetus, il cui uso diviene illegale.

348 - 350
Rivolta in Gallia contro il ritiro della pecunia vetus. Magnenzio era era figlio di un non latinizzato, un uomo di madre
lingua celtica, che non era stato donato di cittadinanza, e dunque un dediticius, e di una donna barbara, una franca, appartenente alla sua guardia personale e allo stato maggiore dell'esercito e prende la guida della rivoluzione. 

350
Gennaio
. Costante cerca di fuggire in Spagna ma viene raggiunto dai ribelli e ucciso.
Febbraio. Magnenzio scende  in Italia e a Roma si insedia una prefettura urbana composta esclusivamente da suoi seguaci e simpatizzanti.
Marzo. Il magister militum Vetranione, che era investito del comando militare dell'area illiriciana e risiedeva nella parte
meridionale della penisola balcanica, intorno a Serdica, prende la porpora, usurpando il titolo di Costanzo II.
Giugno. A Roma, alle spalle delle avanguardie dell'usurpatore gallicano che ormai si trovavano nei Balcani, assume la porpora Nepoziano, che faceva parte del ramo cadetto della famiglia costantinide.

351
Primo concilio a Sirmio per ricucire le divergenze tra ariani e cattolici.
Marzo
. Costanzo II affida a Gallo, figlio di Giulio Costanzo e fratello maggiore di Giuliano, il futuro imperatore, l'amministrazione delle cose dell'oriente, dandogli in moglie sua sorella Costanza.
Massenzio sconfigge Nepoziano e riprende il controllo di Roma.
Primavera. Costanzo II sbarca nei Balcani e sottomette l'usurpatore Vetranione che rinuncia alla porpora.
Maggio. A Gerusalemme si verificano, secondo le fonti, miracolose apparizioni, anomale manifestazioni solari e getti di luce, si forma, poi, nel cielo una croce che viene interpretata come un segno inequivocabile della preferenza di Dio verso l'imperatore in carica. Le zecche di stato illiriciane, durante la campagna di Costanzo II e la sua risalita nei Balcani, coniano monete che portano l'iscrizione in hoc signo victor eris (“sotto questo segno sarai vincitore”) che sono una chiarissima reminiscenza e un diretto richiamo all'ideologia del fondatore della dinastia.
Estate. Le truppe di Costanzo II sono sconfitte da quelle di Magnenzio in Slovenia e costrette a ritirarsi verso sud.
Settembre. A Mursa, in Croazia, i legionari gallicani, britanni, spagnoli e italiciani di Magnenzio affrontano quelli illiriciani e orientali di Costanzo. Sul campo di battaglia rimangono cinquantaquattromila uomini, la diserzione e il tradimento di un generale di Magnenzio, Claudio Silvano, permettono la vittoria dell'imperatore legittimo.

352
Primavera
. Penetrato in Italia, Costanzo II sconfigge nuovamente Magnenzio ad Aquileia, che si ritira in Gallia.
Decenzio, figlio di Massenzio, è sconfitto da Franchi e Alamanni e Treviri si ribella passando dalla parte dell'imperatore legittimo.

353
Gli eserciti di Costanzo II passano le Alpi ed entrano in Gallia, a mons seleucus Magnenzio è nuovamente sconfitto e costretto a barricarsi in Lione.
Agosto. Lione insorge e Magnenzio viene ucciso.
Costanto II emana un editto persecutorio contro il paganesimo che, però, rimane inapplicato.

354
Costanzo II ottiene alcuni successi contro le tribù alamanne del meridione e costringe i loro re Gundomado e Vadomario a trattati di pace.
Sotto gli auspici di Costanzo un concilio convocato a Arles condanna nuovamente all'esilio e alla destituzione il patriarca di Alessandria Atanasio.
In oriente numerose città si ribellano alla politica dirigista in campo economico di Gallo Costanzo, che reagisce instaurando un regime del terrore contro speculatori e accapparratoti. Costanzo II richiama Gallo Costanzo in occidente e a Pola viene arrestato e giustiziato.

355
Costanzo II lascia la Gallia e stabilisce la sua residenza e base operativa a Milano.
Concilio episcopale a Milano che ribadisce l'esilio di Atanasio.
Agosto. Il generale Silvano, in Colonia, si ribella e viene acclamato imperatore dalle sue legioni.
Settembre. Silvano viene ucciso da emissari di Costanzo II.
Novembre. Giuliano, figlio minore di Giulio Costanzo, viene nominato da Costanzo II cesare per l'occidente.

356
Giuliano, cesare delle Gallie, da avvio a una drastica riduzione delle imposte che gli inimica il prefetto del pretorio Florenzio.

357
Seconda sinodo a Sirmio tra ariani e cattolici.
Papa Liberio che non accetta la mediazione tra ariani e cattolici caldeggiata dall'imperatore viene condannato all'esilio.
Costanzo II si reca a Roma per celebrare il ventennale, vicennalia, del suo governo. Fa visita e onora i templi pagani e subisce una grave contestazione da parte dei cristiani che mentre era al circo della capitale, probabilmente dopo aver emanato il provvedimento contro il papa, lo aggredisce urlandogli contro un emblematico slogan: “Un solo Dio, un solo Cristo, un solo vescovo!”. A Costantinopoli i torbidi sono ancora più gravi: un generale viene incaricato dall'imperatore di rimuovere il vescovo della città, applicando contro di quello un provvedimento penale, la folla infuriata assale la residenza del militare e lo uccide.
Dopo sei anni di assenza, Costanzo II rientra in oriente.
Estate. Giuliano attacca gli Alamanni oltre il Reno, predisponendo un piano di aggiramento del nemico da realizzare con l'ausilio  del generale Barbazione e che  avrebbe valicato i passi alpini da Sud, penetrando in Alsazia da mezzogiorno.
Questo piano fallisce per la dura sconfitta subita da Barbazione e il generale, che faceva parte dell'entourage di Costanzo II, ripara in Milano. Gli Alamanni, comandati da Cnodomario, cercano di sfruttare il momento favorevole attaccando Giuliano nei pressi di Strasburgo. Giuliano, allora, in persona riorganizza l'esercito, recupera i resti dell'armata e sconfigge gli Alamanni, facendo prigioniero il re Cnodomario.

358
Primavera
. Giuliano riprende le ostilità contro i Franchi Salii, nelle Fiandre, e li sconfigge più volte fino al punto di ottenere da quelli lo stato di ausiliari e cioè di alleati dell'impero. Poi, superata la Mosa, respinge i Franchi Camavi oltre il Reno.
Seconda campagna di Giuliano contro gli Alamanni: i Romani occupano molte aree oltre il Reno.

359
Terzo concilio a Sirmio dove si afferma che Cristo era 'homoios kata panta' cioè “uguale in tutto e per tutto” al Padre. Soprattutto si abbandona la categoria dell'ousia, della sostanza e conseguente consustanzialità, nel dibattito, rifacendosi direttamente al testo evangelico che mai aveva fatto riferimento a una tale dialettica e a categorie simili e si sgombrava così il campo dalle contaminazioni filosofiche elleniche in quel campo.
I persiani espugnano la fortezza di Amida in Mesopotamia.
Terza campagna di Giuliano contro gli Alamanni.
Giuliano emargina il prefetto del pretorio Florenzio dall'amministrazione dell'occidente.
Costanzo II, dopo la sconfitta subita ad Amida, chiede a Giuliano di inviarli truppe. Giuliano avverte l'inviato dell'imperatore del fatto che si era personalmente impegnato con le truppe ausiliarie promettendo loro che non avrebbero varcato le Alpi e che sarebbero rimaste vicine alle loro famiglie. Costanzo e il suo tribuno sono irremovibili e Giuliano allora convoca le quattro legioni interessate al trasferimento e tutti i distaccamenti di ausiliari destinati all'oriente davanti a Parigi.

360
Febbraio
. La notizia della convocazione e la motivazione di quella si diffondono nelle Gallie:  le mogli dei soldati pretendono di poterli seguire in oriente. Giuliano accetta la richiesta. Numerose comunità si dichiarano disposte a sbarrare la marcia dell'esercito verso l'oriente, denunciando i rischi di un depotenziamento militare dell'area, e si diffondono timori panici in tutte le Gallie. L'esercito, convocato davanti a Parigi, anziché partire, si ammutina, circonda Giuliano nella sua residenza e la espugna, dopo un vero e proprio assedio durante il quale il cesare si barrica nei suoi appartamenti. Alla fine i legionari, penetrati nel palazzo, gli chiedono di indossare la porpora. Giuliano dopo qualche esitazione accetta.
Giuliano scrive a Costanzo una lettera nella quale ammette l'irregolarità della sua nomina, e si firma ancora cesare, ma chiede all'imperatore di ratificare l'accaduto: lui per parte sua avrebbe continuato a governare, come augusto, Britannia, Gallia e Spagna, cioè ciò che già amministrava. Soprattutto rivendica la sua autonomia amministrativa sulla regione e la
specificità di quella.
Florenzio e Ursicino, ministri di Giuliano legati a Costanzo, vengono esclusi dal governo e fuggono in oriente. Vengono epurate le amministrazioni gallicane dei sostenitori dell'imperatore legittimo.
Nel suo rescritto Costanzo II rifiuta ogni riconoscimento, chiede  a Giuliano di rinunciare al titolo di augusto e di subordinare il suo operato nell'area agli indirizzi e agli uomini che l'imperatore aveva scelto per quella. La lettera dell'augusto dell'oriente viene letta in una tumultuosa assemblea militare. Nebridio, nuovo prefetto del pretorio per le Gallie, nominato da Costanzo II e accettato anche da Giuliano, prova a difendere la legittimità delle richieste dell'imperatore. L'assemblea militare, però, insorge e Nebridio è salvato dalla rabbia dei legionari solo dal mantello di Giuliano, che ne coprì il corpo, allo scopo di preservarne la vita. Nebridio, pur avendo salva la vita, è deposto dalla carica e al suo posto viene nominato Sallustio Salace, un sicuro collaboratore del cesare dell'occidente.
Giuliano concede loro un'amnistia generale e la possibilità di arruolarsi nelle legioni a tutti i rebelles gallicani che non avevano disarmato dopo la sconfitta di Magnenzio.
Giuliano abbandona pubblicamente il cristianesimo e abbraccia il paganesimo nella versione solariana.

361
Giuliano attacca l'oriente. Un corpo di spedizione, passa le Alpi della Savoia, attraversando le regioni montuose di Norico e Rezia; una seconda armata scende in Italia, percorrendo la pianura padana e giunge alle Alpi Giulie; un terzo esercito, osservando un cammino più spregiudicato e posto sotto il diretto comando del principe, entra nel cuore dei territori dei Germani, attraversa la foresta nera e sbuca intorno all'odierna Vienna. L'esercito di Giuliano appare, quasi improvviso e non avvistato, a sole diciannove miglia da Sirmium, capitale della prefettura dell'illirico. Il governatore dell'illirico, fedele a Costanzo, perde la testa e fugge, abbandonando la piazzaforte e l'antica residenza palatina.
Estate. Conversione pubblica al paganesimo di Giuliano.
Novembre. Costanzo II muore a Tarso per un'improvvisa malattia.
Fine anno. Giuliano entra in Costantinopoli dove onora le esegue dell'imperatore appena scomparso. Il senato di Costantinopoli proclama Giuliano imperatore. Seguono severe epurazioni nell'amministrazione centrale dello stato: il magister equitum Arbizione, costituisce un tribunale in Calcedonia e presieduto da Salustio che condanna alla pena capitale il ciambellano Eusebio, Paolo Catena e Apodemio, il comes largitionum Ursulino, l'ex prefetto della Gallia Florenzio, che evita l'arresto fuggendo, e i funzionari Gaudenzio e Artemio. Vengono ridotti i ruoli dei notarii, del personale della burocrazia centrale e licenziati la stragrande maggioranza dei delatori del fisco, i cosiddetti agentes in rebus e i curiosi che al contrario era stati altamente stimati durante il governo di Costantino e di Costanzo II. Poi si forma una nuova squadra di governo, radicalmente diversa da quella precedente. Suoi collaboratori sono Salustio, Euterio, Oribasio, Anatolio, Mamertino, Ninfidiano e Memorio. Oltre alle guide spirituali di Giuliano, Massimo e Prisco, il nuovo imperatore intrattien a corte i suoi vecchi maestri Mardonio, Nicocle ed Ecebolio, lo zio Giulio Giuliano, i cristiani Cesario, medico e fratello di Gregorio di Nazianzo, Aezio e Proeresio. I suoi luogotenenti militari sono i magistri equitum Gioviano, Nevitta e Arbizione, e il magister peditum Agilone, che era un alamanno.

362
Viene emesso un editto di tolleranza generale in materia religiosa, in base al quale vengono ricostituite le scuole filosofiche e gli studi pagani. Atanasio, patriarca di Alessandria, viene reintegrato nel suo seggio. Cessano le persecuzioni contro i Donatisti in Africa.
Giuliano riprende la campagna contro i Persiani.

363
Giuliano occupa la Mesopotamia ed espugna Ctesifonte. Attraversa anche il Tigri, entrando in Persia.
Giugno. Durante un'azione militare l'imperatore viene colpito da una freccia e muore qualche giorno dopo.
Luglio. Dopo il rifiuto di Sallustio Salace, viene scelto come nuovo Augusto il magister militum Gioviano.
Gioviano decide di sospendere immediatamente le ostilità e ritira l'esercito romano dietro all'Eufrate, concludendo una pace troppo affrettata con i Sassanidi che concede loro lo strategico portale commerciale di Nisibi. Sapore ottiene, inoltre, il protettorato su Armenia e Iberia.
Il nuovo imperatore revoca la legislazione filo - pagana di Giuliano.

364
Luglio
. Gioviano muore ad appena trentatrè anni di malattia in Bitinia. I ministri centrali e i prefetti del pretorio si riuniscono e propongono a Valentiniano, comandante della guardia imperiale, di assumere la porpora.
Agosto. Valentiniano associa all'impero suo fratello Valente che diventa reggente per l'oriente.

365
Un generale nostalgico e cugino di Giuliano si ribella, alcune legioni lo seguono e marcia su Costantinopoli, in assenza di Valente.
Settembre. Il senato acclama Procopio augusto.

366
Alla morte di papa Liberio, la comunità cristiana si divide in ordine alla sua successione e si scatena una vera guerra tra i sostenitori di Damaso e quelli di Ursino. Ursino si fa portavoce di una netta opposizione e condanna dell'arianesino e contemporaneamente di una più incisiva lotta contro il paganesimo, mentre Damaso propone strade di mediazione verso il
movimento eretico e la maggioranza pagana. I torbidi sono gravissimi: imboscate mortali contro i seguaci dell'uno, seguite da ritorsioni dei sostenitori dell'altro; il prefetto della città, Pretestato, pagano ed estraneo agli eventi, preferisce, infine,
ritirare sé e i suoi armati nei sobborghi di Roma, onde mettersi al riparo dalla guerriglia che si consumava in centro.
Alla fine Damaso ha la meglio, attraverso una resa dei conti generalizzata avvenuta dentro una chiesa, la basilica di San Sicinio: Pretestato e il suo corpo di polizia estrarranno centotrenta corpi dal tempio.

A Nicea e a Calcedonia Procopio batte gli eserciti lealisti di Valente.
Maggio. Valente riesce a battere Procopio che viene catturato e giustiziato.

367
Valentiniano coopta all'impero suo figlio Graziano.
I Persiani aggrediscono Armenia e Iberia e le annettono direttamente.
Primavera. Graziano partecipa insieme con Valente a una grande azione contro i Goti in Dacia.

368
Il figlio di Tirano
, Pap, re deposto degli Armeni, trova rifugio in Marcianopoli presso Valente. I Romani penetrano in Armenia e stabiliscono sul trono Pap.
Valentiniano stabilisce per la parte occidentale dell'impero un calmiere molto vicino nei valori a quello di Diocleziano.
Istituzione di una nuova magistratura, il defensor plebis, adottata anche in oriente, alla quale si potevano rivolgere
i popolani che, in qualche misura, si fossero sentiti discriminati in giudizio e ingiustamente condannati per la loro condizione sociale e per l'impossibilità di difendersi adeguatamente attraverso il pagamento di un avvocato.

369
Seconda grande azione di Valente contro i Goti in Dacia. Al termine di questa Valente stabilisce il blocco commerciale contro i Goti. Si giunge a un trattato di pace esaennale siglato sul Danubio.
I Persiani contrattaccano in Armenia, la rioccupano e Pap fugge nell'impero per la seconda volta.

370
I Romani penetrano in forze nella regione reintegrando nuovamente Pap sul trono armeno.

371
Accordo tra Damaso e l'imperatore in base al quale, in occidente, non dovessero essere insolentite, per motivazioni di fede, tutte le componenti non nicene del cristianesimo e soprattutto la maggioranza pagana.
Primavera. Il generale Terenzio attacca direttamente l'Iberia e penetra in quella e pone buona parte delle sue legioni a presidiare il confine della regione verso l'Armenia, costituendo un grande concentramento di forze imperiali presso il monte Npat. Sapore cerca di replicare ma viene battuto proprio in Armenia dai generali Traiano e Vadomario presso Bagavan.
Si giunse alla stipulazione di una pace quinquennale tra Romani e Persiani che riporta la situazione a quella del 363: i Persiani mantenevano il controllo dell'Eufrate e della Mesopotamia mentre i Romani mantenevano il protettorato e l'influenza su Georgia e Armenia.
Dal secondo matrimonio di Valentiniano nasce Valentiniano II.
Si afferma in occidente l'influenza sul governo di Petronio Probo, potentissimo senatore cristiano.

372
Insurrezione donatista in Africa che assume i contorni di una rivolta sociale dei braccianti e pastori contro i latifondisti. Interviene l'esercito guidato dal generale Teodosio.

373
Ambrogio diviene vescovo di Milano.

374
Sinodo a Roma che condanna il pensiero cristologico di Apollinare di Laodicea.

375
Dopo tre anni di movimenti militari Teodosio ha ragione della rivolta in Africa.
Novembre. Colto da un malore durante una campagna contro i Quadi, Valentiniano muore. Lascia come eredi all'impero suo fratello Valente, suo figlio primogenito Graziano e il piccolo Valentiniano II.
Graziano, imperatore per l'occidente, è investito del governo diretto della prefettura gallicana (Gallia, Hispania e Britannia) e da una specie di principalis potestas, supremazia, sullo zio e collega per l'oriente, Valente. A Graziano viene associato un cesare, minorenne, Valentianiano II, sottoposto alla tutela di Petronio Probo e della vedova del'imperatore, Giustina, e investito del governo formale della prefettura italiciana.
Gli Unni penetrano in Ucraina e sconfiggono sia gli Ostrogoti che i Visigoti.

376
I Visigoti migrano in massa verso il Danubio; a farsi ambasciatore delle loro richieste è un vescovo cattolico, il loro vescovo, Wulfila. I Visigoti chiedono di potere entrare dentro la Repubblica allo scopo di sottrarsi alle intemperanze degli Unni e al loro dominio.
Valente rifiuta le richieste di Wulfila e decreta una leva generale; si tratta di una leva obbligatoria e generalizzata per tutta la parte orientale dell'impero e si aboliscono tutte le esenzioni verso quella tassa. Innumerevoli sono le resistenze: le città fanno di tutto per pagare in aderazione, in danaro cioè, la tassa di leva, mentre da parte cristiana si principia,  a denunciare una nuova persecuzione. Nella residenza palatina per l'oriente, Antiochia, le proteste assumono forme insurrezionali. A quel punto Valente deve rinunciare all'editto.
Si organizza il trasbordo dei Visigoti al di qua del Danubio. Una buona parte di loro è destinata in Tracia e un'altra in Asia. Dopo di ciò si applica la politica fiscale dell'imperatore contro di loro, ma quella è accompagnata da una vera discriminazione che faceva dell'area da loro occupata un'area 'protetta' e circondata militarmente e fiscalmente: le derrate alimentari più scadenti erano lì destinate e le peggiori sementi, nonché una incredibile svalutazione del danarius viene fatta maneggiare a questi federati. In generale, gli amministratori locali vedono in tutto questo un buon affare, al centro di questo apparato persecutorio sono i generali Lupicino e Massimo. I Visigoti immigrati si stringono intorno al loro re Fritigerno.

377
Altra sinodo romana che ripete la condanna contro il pensiero di Apollinare di Laodicea.
Gli Ostrogoti chiedono, usando le medesime motivazioni della gente di Fritigerno, di passare il Danubio. Valente rifiuta e allora questi lo passano egualmente. I Visigoti, allora, approfittando dell'intrusione dei loro cugini, insorgono, unendosi ai nuovi arrivati: a Marcianopoli Lupicino viene battuto e le insegne unitarie dell'intera nazione dei Goti si innalzano al cielo. Mesia e Tracia bruciano della guerra e dell'insurrezione: i patroni romani sono espropriati e uccisie le campagne sono orribilmente devastate. Valente si decide  a chiedere rinforzi alla parte occidentale dell'impero, cosa che aveva cercato di evitare fino ad allora, e manda suoi emissari a Graziano.
Graziano invia immediatamente un forte contingente di legioni gallicane, sotto il comando di Ricimero.

378
Concilio in Alessandria che condanna ancora una volta Apollinare di Laodicea.
In una sinodo tenuta a Saragozza viene condannato il movimento di Priscilliano.
Alle bocche del Danubio si verifica uno scontro che costringe i Goti a una tregua mentre, comunque, attraversano il Danubio anche i Sarmati e altre popolazioni slave. Le truppe romane disturbano egregiamente questa nuova intromissione, sennonché Graziano, Augusto dell'occidente, è costretto a richiamare Ricimero.
Agosto. I rapporti di forza sono nettamente favorevoli ai Goti: centomila uomini in tutto dei quali ben cinquantamila cavalieri, contro quarantamila romani e appena diecimila cavalieri tra quelli. La battaglia inizia male. Un reparto di cavalleria leggera, arbitrariamente e senza seguire alcun ordine, decide di condurre una carica contro l'ala sinistra dei Goti. In base a questo avventurismo tattico l'ala sinistra dei romani deve rincorrere a marce forzate quella destra, sfiancandosi in un'inutile corsa. Per di più la controffensiva dei cavalieri goti è vincente, abbattendosi sull'ala sinistra della fanteria romana che, comunque, resiste con ordine. Al contrario la cavalleria leggera romana inizia a ripiegare e a nulla vale la controffensiva di quella pesante; alla fine i Goti riescono a neutralizzare del tutto la cavalleria di Valente, che si da alla fuga. Nel mezzo della pianura che fronteggiava Adianopoli rimane solo la fanteria con al centro il campo dell'imperatore. Dopo ore di resistenza l'ala di sinistra di quella cede e il quartier generale di Valente si trova accerchiato e assegnato alla difesa di due legioni, i lanciarii e i mattiarii. La fanteria residua non ha speranza, ma resiste agli attacchi della cavalleria visigota al solo scopo di salvare Valente. Ne viene fuori una battaglia all'ultimo uomo e un massacro terribile. Solo in quel punto del campo di battaglia perdono la vita diecimila romani e tra quelli l'intero stato maggiore dell'esercito dell'oriente (i generali Sebastiano e Traiano tra quelli) e la bellezza di trentadue tribuni militari; ma l'effetto militare generale è ancora più grave: l'esercito romano si sbanda del tutto e moltissimi fuggono, disertano o sono catturati dai Germani e dai loro alleati. Nella battaglia l'esercito romano perde immediatamente ventimila uomini ma la disgregazione e disorganizzazione che si producono dopo Adrianopoli e nei dintorni di Adrianopoli provocano l'annientamento di altri ventimila effettivi, tra diserzioni, catture e uccisioni. Valente, colpito da una freccia, è ricoverato in una cascina; i Goti la raggiungono, con delle fascine danno fuoco all'edificio, e Valente viene ucciso.

379
Gennaio
. Flavio Teodosio viene assunto all'impero, in Sirmio,  e a lui Graziano affida l'amministrazione  della parte orientale di quello. L'imperatore d'occidente inoltre cede l'amministrazione della diocesi macedonica e di quella mesica all'oriente.
Graziano e Teodosio rifiutano di assumere il tradizionale titolo di pontifex maximus. Il pontificato, somma carica pagana, rimane vacante.

379 - 380
Teodosio riesce a limitare l'aggressività dei Goti alla Tracia, evitando ogni scontro che potesse apparire definitivo e impegnando il minimo delle forze. La diplomazia di Teodosio si impegna a fare saltare la coalizione intertribale tra i Goti; in questo l'imperatore è aiutato dalla strutturale rivalità tra Ostrogoti e Visigoti e, inoltre, dai conflitti 'gentilizi' interni ai medesimi Visigoti, ma soprattutto è soccorsa dall’improvvisa scomparsa di Fritigerno.

380
Marzo
. A Tessalonica viene emesso un editto sottoscritto sia da Graziano che Teodosio che rende il cristianesimo religione di stato. Si tratta, per ora, di una dichiarazione di principio e di una generale dichiarazione d'infamia verso coloro che non professano la fede cattolica.
Viene ribadita la condanna dei Priscillianisti.

381
Si giunge a un trattato di pace tra Goti e impero che prevede lo stanziamento di colonie visigotiche in Tracia e Pannonia e di gruppi ostrogotici in Frigia e in Lidia: in buona sostanza i Visigoti si insediano nei Balcani e gli Ostrogoti nel piano anatolico. A entrambi sono assegnate aree agricole congrue, disabitate e incolte, onde evitare pericolosi conflitti interetnici e viene concessa una sorta di provvisoria e iniziale esenzione fiscale, una specie di 'premio' di produzione agricolo. Per di più si attua una distribuzione gratuita di grano, sementi e bestiame, onde permettere ad ogni colono di avviare in tutta tranquillità la propria attività. Infine, le comunità così delineate, avrebbero goduto di una loro autonomia amministrativa. In secondo luogo il trattato, foedus appunto, stabilisce l'arruolamento di quarantamila Goti nell'esercito romano e e il loro inquadramento stabile in un 'corpo separato' della truppa. Questi foederati avrebbero affiancato l'esercito dei romani ma non si sarebbero confusi con quello e avrebbero avuto un regime contrattuale, paghe, ornamenti e divise distinte.
Si svolge in Costantinopoli il secondo concilio ecumenico che condanna definitivamente l'arianesimo e stabilisce una nuova gerarchia ecclesiastica che affida il primato indiscusso al Papa di Roma, seguito dal patriarca di Costantinopoli, e poi da quelli di Milano, Treviri e Antiochia.

382
Graziano fa rimuovere l'altare della Dea Vittoria che era posto presso la curia di Roma: il carisma militare dell'impero non è più pagano, ma di tutt'altro segno.
Teodosio emette un provvedimento che vieta la distruzione indiscriminata di statue, oggetti e suppellettili del culto pagano e richiede il rispetto e la conservazione di quelli che avessero un alto valore artistico.

383
Agosto
. Massimo, detto Magno, aveva ottenuto successi notevolissimi contro i Caledoni, divenendo una sorta di eroe nazionale dei Britanni latinizzati. Confortato da questo carisma, tutto occidentale, il generale Spagnolo usurpa il titolo di Graziano e attraversa la Manica. La campagna è fulminante: le truppe di Graziano abbandonano l'imperatore legittimo che viene sconfitto intorno a Parigi ed è catturato a Lione (secondo alcune fonti in Pannonia dove si sarebbe rifugiato al termine di una precipitosa fuga) e rapidamente ucciso. Graziano non aveva raggiunto i venticinque anni di età. Massimo prende stabile possesso della Britannia, ovviamente, della Gallia e della Spagna, insomma della prefettura Gallica. Sotto la reggenza di Giustina regge la prefettura italiciana il fratello minore di Graziano, Valentiniano II.
Autunno. Teodosio riconosce tanto Magno Massimo quanto Valentiniano II come colleghi all'impero.
Teodosiio emette una nuova divisa aurea, il tremisses, cioè  una moneta di caratura pari a un terzo del solidus: pesava, infatti, circa un grammo e mezzo.
Si stabilisce che il dies solis, la domenica dei cristiani, divenga giorno obbligatorio di astensione dal lavoro e di riposo per tutti i cittadini dell'impero, cristiani o pagani che fossero; recita letteralmente l'editto: “ ... Solis die, quem dominicum rite dixere maiores, omnium omnino litium et negotiorum quiescat intentio ...” .

384
Simmaco, rappresentante dei resistenti pagani, assume la prefettura del pretorio italiana.
Dicembre. Muore Damaso e gli succede Siricio che associa stabilmente il titolo di Papa a quello di vescovo di Roma.

385
Priscilliano si reca a Treviri per conferire direttamente con l'augusto per l'occidente ma è tratto in arresto e accusato di praticare le danze notturne, di diffondere l'uso di erbe abortive e di curare l'astrologia e la cabala. Priscilliano confessa sotto tortura la verità delle accuse e viene decapitato insieme con i suoi seguaci Felicissimo, Armenio, Eucrocia, Latroniano, Aurelio e Assarino. 

386
Il prefetto di Gallia, Euodio, e il figlio di Teodosio, Onorio, condividono il consolato e l'augusto per le Gallie, seppur prodotto da una chiara usurpazione e dall'omicidio di Graziano, viene riconosciuto ufficialmente anche in oriente.

387
Teodosio concede ai federati delle esenzioni e facilitazioni fiscali notevoli che, di converso, richiedono un inasprimento della fiscalità verso gli altri contribuenti, i provinciali dotati di cittadinanza.
Approfittando dei contrasti sorti tra il vescovo di Milano, Ambrogio, e Valentiniano II a proposito dell'arianesimo, Magno Massimo valica le Alpi e spodesta Valentiniano che fugge nella parte orientale dell'impero, ospitato in Tessalonica da Teodosio.
Teodosio sposa in seconde nozze Galla, la sorella di Graziano, il principe spodestato da Magno Massimo e si eleva a difensore degli interessi di Valentiniano II contro il generale della Britannia. Scompare Giustina, 'regina madre' dell'occidente e vedova di Magnenzio prima e di Valentiniano I poi, mentre il giovane Valentiniano II si converte ufficialmente al credo niceno, rinnegando l'arianesimo.

388
Magno Massimo attraversa le Alpi Giulie ed entra in Dalmazia, ottenendo un successo a Siscia. Teodosio organizza una grande leva in tutto l'oriente. Magno Massimo è sconfitto sulla Sava e sulla Drava ed è costretto a ritirarsi in Italia.
Agosto. Magno Massimo viene ucciso ad Aquileia dalle sue truppe ribelli. Valentiniano II rientra in Italia.
Caso di Callinico, località dell'Eufrate. In quella città una folla tumultuante di cristiani assale e incendia la sinagoga della locale comunità ebraica; il governatore della regione interviene, condannando i cristiani a risarcire gli Ebrei del danno subito e il vescovo di Callinico a finanziare la riedificazione del tempio. Di fronte alle proteste della comunità cristiana, Teodosio conferma il provvedimento del suo funzionario. Interviene Ambrogio in persona che, difendendo l'azione dei suoi correligionari (“ … Io dichiaro di aver dato alle fiamme la sinagoga, sì, sono stato io che ho dato l'incarico, perché non ci sia più nessun luogo dove Cristo venga negato ...” scrisse all'imperatore), si rifiuta di salire sull'altare fino a quando Teodosio non avesse ritirato il provvedimento. L'imperatore, alla fine, deve cedere.

390
Inizio anno
. Rivolta popolare a Tessalonica di contorno a torbidi al circo. La guarnigione locale, formata da Goti, e il suo comandante, Vitherico, magister militum per Illirycum, sono massacrati.
Maggio. Le truppe dell'imperatore, probabilmente formate da federati, per ordine e rispettando le direttive di Teodosio, entrano nella città ribelle e ne decimano la popolazione: si scrisse di migliaia, forse settemila, civili uccisi.
Il vescovo di Milano minaccia l'imperatore dell'oriente di non concedergli più la possibilità di partecipare ai sacramenti, di
scomunicarlo, se non avesse reso pubblica penitenza per i massacri di Tessalonica.
Dicembre. L'imperatore, che si trova a Milano, compie  pubblica ammenda del suo operato e ottiene il perdono del vescovo. Teodosio è costretto ad attendere il perdono di Ambrogio rimanendo nascosto alla vista dei fedeli e relegato nel matroneo della cattedrale.

391
I Goti insorgono e Teodosio è costretto a inviare il generale di origine vandala, Flavio Stilicone, per reprimerne il movimento che sconvolge la regione illiriciana per tutto l'anno.
Febbraio. Emissione da parte di Teodosio del nemo se hostiis polluat in Milano. Sono vietate in ogni loro forma, pubblica e privata, i riti sacrificali pagani che vengono censurati in quanto in disaccordo con la purezza morale. Il divieto si estende alla pubblica adorazione di statue e idoli pagani che non possono neppure essere guardati senza incorrere nei rigori della legge; pena prevista per i trasgressori, 15 lire d'oro, aggravata dal fatto che il pagamento dell'ammenda deve avvenire attraverso un pubblico atto, “...  publica adtestatione ...”. Il decreto è indirizzato a Ceionio Rufio Albino, prefetto del pretorio,  che probabilmente ricopriva la carica di prefetto della città di Roma e come tale viene chiamato in causa dal protocollo della legge. Anche i sei consolari e quattro presidi di Italia  dovranno vigilare sull'applicazione del decreto.
Maggio. Emissione da parte di Teodosio del ii, qui sanctam fidem prodiderint in Concordia, nel Veneto. Il decreto si rivolge a Virio Nicomaco Flaviano, prefetto del pretorio per l'Italia, l'Africa e l'illirico: coloro che si sono nuovamente avvicinati al paganesimo, dopo aver accettato il battesimo, perderanno i diritti civili e cioè la possibilità di fare testamento, di dare pubblica testimonianza legale, di essere eletti o di eleggere; la condanna è irrevocabile e non è prevista la possibilità di fare appello o di ottenere una riparazione.
Giugno. Teodosio emana il nulli sacrificandi tribuatur potestas, in Aquileia. I templi pagani vanno abbandonati e disertati e  tutta l'amministrazione pubblica deve schierarsi decisamente a favore del cristianesimo.
Luglio. Teodosio pone Valentiniano II sotto la tutela del nobile franco Arbogaste.
Estate. Il vescovo di Alessandria, Teofilo, chiede ed ottiene da Teodosio il permesso di convertire in chiesa il tempio di Dioniso e dedicato a Serapide, che era una sorta di santuario concentrato e volto verso la pratica di un paganesimo escatologico e al contempo più profondamente legato al culto e alla cura delle passioni e del corpo. Si verifica dapprima un'azione diretta dei cristiani che attaccano il tempio e uccidono, torturandoli, i suoi sacerdoti. Segue la contro risposta dei pagani che occupano il tempio, armati, allo scopo di difenderlo. A quel punto una guarnigione imperiale comandata dal comes Romano e appoggiata da fanatici ed estremisti cristiani guidati dal patriarca Teofilo assedia il tempio. Alla fine le truppe di Romano e i cristiani assaltano il Serapeo e ne viene fuori un massacro orribile.

392
Maggio
. Valentiniano II muore in circostanze oscure. Arbogaste propone all'impero Eugenio, cristiano moderato e tollerante verso il paganesimo, che viene acclamato a Lione. Eugenio faceva parte della burocrazia amministrativa dello stato in occidente ed era una sorta di sovrintendente agli archivi e alle cancellerie. Si tratta di un vero e proprio colpo di stato.
Eugenio associa a sè, come prefetto del pretorio, il senatore pagano Virio Flaviano Nicomaco.
Novembre. Teodosio emana in Costantinopoli un quarto e definitivo editto contro il paganesimo. La legge stabilisce l'illegalità del culto pagano, sotto qualsiasi forma, in tutto il territorio dell'impero. L'editto si rivolge a Flavio Rufino, stretto collaboratore di Teodosio e prefetto del pretorio per l'oriente. Chi continua a praticare il paganesimo in forma pubblica e privata è giudicabile del reato di lesa maestà (maiestatis reus), e dunque, secondo le disposizioni precedentemente disposte in materia dal diritto, passibile anche della pena di morte. Ogni luogo (abitazione, campo o altro) dove si continuano a venerare gli antichi dei, sarà, in tutta semplicità, unito al fisco (fisco nostro adsocianda censemus) e cioè requisito dallo stato. L'ultima parte dell'editto, infatti, si rivolge agli iudices ac defensores et curiales e cioè ai magistrati, agli avvocati e agli amministratori urbani e municipali: se questi si mostreranno negligenti nell'applicazione del decreto saranno posti sotto processo e accusati d'ufficio.

393
Gennaio. Teodosio proclama suo figlio minore Onorio, di appena nove anni e prodotto del suo primo matrimonio, imperatore per l'occidente, contrapponendolo a Eugenio.
Eugenio reintegra l'altare della vittoria davanti all'edificio del Senato.

394
Maggio
. Teodosio risale i Balcani da Costantinopoli con circa ventimila federati goti e trentamila legionari, mentre Eugenio si attesta in Friuli con un numero quasi identico di armati.
Settembre. Scontro decisivo sul fiume Frigido, vicino all'attuale Gorizia. Teodosio vince Arbogaste ed Eugenio. Flavio Eugenio, catturato, viene decapitato davanti al vincitore, Arbogaste e Virio Flaviano Nicomaco, in fuga e braccati, scelgono il suicidio.
Teodosio vieta i giochi di Olimpia.
Autunno. Teodosio si ammala di una grave forma di idropisia.

395
Gennaio. Muore Teodosio lasciando alla tutela del fedele Flavio Stilicone i suoi due figli, Onorio e Arcadio, il primo destinato all'occidente, il secondo all'oriente. In oriente viene affiancato ad Arcadio il prefetto del pretorio Rufino.
Febbraio. Ambrogio celebra in forma rigidamente cristiana i funerali dell'imperatore e in quell'occasione il vescovo di Milano pronuncia il De Obitu Theodosii,  l'omelia sulla morte dell'imperatore.
Novembre. La salma di Teodosio viene tumulata nella basilica degli Apostoli di Costantinopoli e da quel momento in poi quella basilica diviene la normale sede di tumulazione degli imperatori dell'oriente e del mondo bizantino per altri dieci secoli.

396
Gaina, nobile dei Visigoti ed elemento di spicco degli ausiliari di quella etnia in oriente, alla guida del suo contingente germanico attua un vero colpo di mano e uccide Rufino. Quasi certamente Stilicone è dietro quell'omicidio.
Il re dei Visigoti, Alarico, che come federato occupava la Tracia, rompe ogni relazioni fideiussoria con l'impero e entra in Grecia. Alarico accetta la resa di Atene, poi, secondo l'usato copione dei Goti emette due direttrici di saccheggio: una marittima e l'altra terrestre. Di quella marittima fanno le spese Delfi, il suo oracolo e i misteri eleusini, eventi e luoghi del mondo classico, che non ebbero più la forza di riprendersi dalla devastazione.
Stilicone, di fronte alle difficoltà di reazione di Arcadio, prepara un intervento in Grecia. Allestisce, infatti, una flotta che fa vela verso Corinto. Arcadio sconfessa apertamente l'interessamento di Stilicone alle sorti della Grecia e dichiara che la Grecia e in genere l'Illirico erano un problema della sedes di Costantinopoli. Ai Visigoti Arcadio concede lo stanziamento nell'Epiro, come federati e Gaina, l'omicida di Rufino, rimane magister utriusque militiae per l'illirico.

397
Mauro Gildone, comes utriusque militiae per Africa (vale a dire 'compagno dell'imperatore per le forze armate di fanteria e cavalleria di stanza in Africa') e quasi sicuramente di origine mauretana e dunque vicino alle esigenze dei popoli nomadi e degli allevatori oppressi dal trionfo del latifondo romano in nord Africa, si ammutina. Gildone dichiara la sua fedeltà ad Arcadio, rinnegando quella verso Onorio e Stilicone: secondo questo disegno l'Africa avrebbe dovuto rientrare nel novero delle regioni amministrate dall'oriente. Stilicone, allora, invia un altro mauretano, fratello del ribelle, Mascedele, in Africa con un piccolo ma ben organizzato corpo di spedizione di cavalieri gallicani. Nei pressi di Zama l'inviato dell'occidente ha ragione delle truppe certamente più numerose ma mal coordinate di Gildone che, sconfitto, cerca di riparare via mare nella parte orientale dell'impero: i venti contrari, però, ne favoriscono la cattura e la condanna capitale.
Viene eletto patriarca di Costantinopoli, al posto di Nettario, primo patriarca della città (ricordiamoci che il vescovato costantinopolitano era stato elevato a patriarcato solo nel recentissimo 381, al termine del secondo concilio ecumenico), Giovanni Crisostomo, uno dei più grandi letterati e retori dell'epoca.

400
Il popolo di Costantinopoli insorge contro il magister utriusque militiae Gaina e i Goti sono allontanati dalla corte imperiale.

400 - 401
Alarico riesce a radunare quasi tutte le genti visigote e da Tessalonica muove verso il nord dell'Illirico. Raggiunge la Pannonia dove Stilicone appronta una tattica di contenimento e difensiva, ma Alarico, intelligentemente, la elude e giunge fino alle Alpi Giulie, intorno alle quali erano stati allestiti poderosi trinceramenti.
Un'enorme confederazione internazionale che comprendeva Alani, Svevi e Vandali squassa il Norico e la Rezia.

401
Stilicone, lasciata Milano, attraversa il lago di Como e ottiene la pacificazione della Rezia, proprio con quella manovra inattesa e spregiudicata. Buona parte dei barbari, soprattutto gli Alani, entrano, affascinati da quella mossa improvvisa, nelle legioni. Poi richiama dal Reno e dalla Britannia quasi tutte le forze militari.

402
Alarico punta verso la residenza imperiale; passa l'Adda e si avvicina a Milano. Onorio fugge verso la Gallia, ma le avanguardie gote tagliano la strada alla sua ritirata cosicché l'augusto per l'occidente è costretto a rifugiarsi in Asti che, immediatamente, viene cinta di assedio. Arriva dal Norico Stilicone, rafforzato dai federati alani e dalle nuove truppe, attraversa il Po e rompe l'assedio alla città dove si era rifugiato Onorio.
Aprile. A Pollenzo, presso Alba, i Romani ottengono una seconda, seppur sofferta vittoria: approfittando della Pasqua, i generali di Stilicone attaccano i Goti mentre erano intenti a celebrare la festività.
Alarico si ritira verso l'Italia nord orientale; per contro Onorio trova in Ravenna una residenza più congrua: imprendibile da terra, ben munita sul mare, Ravenna era una finestra militare sull'oriente. L'imperatore celebra il trionfo sui Visigoti in Roma.

403
A Verona le legioni di Stilicone vincono Alarico e lo costringono ad abbandonare l'Italia settentrionale e a ripassare le Alpi Giulie.

405
Ostrogoti, Vandali, Svevi, Burgundi e ancora Alani, forse qualche centinaio di migliaia di uomini, donne, carri e circa qualche decina di migliaia di armati si uniscono. Nel cuore della Germania questa alleanza trova un capo in un certo Radagaiso. Questa colonna migrante, attraversa le Alpi, guada il Po, ignorando Ravenna (dove si era rifugiato e rinchiuso Onorio) ma non le altre città che sono minuziosamente saccheggiate concedendo all'Italia settentrionale una durissima terapia d'urto. Infine questa amalgama attraversa l'Appennino tosco - emiliano e sbuca nell'Etruria, mentre Stilicone stabilisce il suo quartiere generale intorno a Pavia, in attesa.

406
Stilicone raduna gli Alani e Alamanni che aveva affascinato in Rezia e Norico, ottiene l'appoggio di Udino e Saro, nobili visigoti, e impone infine leve straordinarie. Sono arruolati persino gli schiavi, dietro promessa della loro manomissione.
Radagaiso cinge d'assedio Firenze
Stilicone passa l'Appennino, rompe l'assedio e a Fiesole sconfigge i barbari, catturando Radagaiso che viene decapitato seduta stante, ma non riuscendo a intrappolare ed eliminare l'orda germanica che, infatti, ripiega verso nord, quasi indisturbata.

407
Muore al confino e durante un trasferimento carcerario Giovanni Crisostomo.
Contadini romani in Pannonia insorgono, si uniscono all'amalgama intertribale di Ragadaiso e le forniscono nuove energie, nuove esperienze e conoscenze. Quel gruppo ancora più differenziato, seguendo le piste del Norico e della Rezia e quelle della Germania meridionale, investe il Reno. Qui, i federati dell'impero si differenziano nei comportamenti: gli Alamanni si arrendono, ritirandosi nella riserva loro concessa e si disinteressano della cosa, al contrario i Franchi servono lealmente l'impero, rispettano il patto ma non sono in grado di resistere a una pressione così grande. Il Reno è valicato con grande facilità.
Burgundi, Svevi, Alani e Vandali si stabiliscono nella parte orientale della Gallia. Magonza (Mogentiarum), Worms, Reims, Arras cadono e sono poste al di là della giurisdizione diretta dell'impero e non c'era possibilità di rivincita.
Un centurione della Britannia si ribella contro Onorio, sbarca in Gallia dove, a furor di popolo, è acclamato e confermato imperatore per le Gallie in un momento di terribile convulsione.
Le tribù germaniche attraversano l'Aquitania per varcare i Pirenei.
Costantino, con un gesto chiaramente propagandistico, rinomina i propri figli Costante e Giuliano, in onore di due imperatori che si erano occupati della parte occidentale dell'impero e che avevano compiuto visite ufficiali in Britannia. 

408
Costantino III emette delle monete nelle quali sono raffigurati i quattro augusti del suo progetto politico: sé stesso e Onorio per l'occidente e Arcadio e Teodosio II per l'oriente. È una riproposizione unilaterale della tetrarchia dioclezianea con la quale il nuovo imperatore delle Gallie cerca, dunque, una mediazione.
Aprile. Muore Arcadio. Gli succede il figlio minore Flavio Teodosio e assume la reggenza il nobile Antemio.
Al termine della campagna anti germanica, infine, Costantino stabilisce la capitale del rinnovato impero delle Gallie in Arelate (Arles) in modo da controllare tanto i movimenti dei Germani quanto i passi alpini verso l'Italia che vennero presidiati dalle sue truppe.
Onorio decide di violare le Alpi e invia un esercito posto ai comandi del nobile visigoto Saro che era uno stretto collaboratore di Stilicone e che si era già distinto contro l'amalgama tribale germanica verso l'Italia. Saro sconfigge gli alleati Franchi dell'usurpatore britanno. La risposta di Costantino III è rapida e colpisce il corpo di spedizione imperiale costringendolo alla ritirata, grazie, in parte, all'aiuto dei Franchi.
Agosto. I legionari di stanza a Ticinum insorgono, massacrano tutti gli ausiliari germani ed epurano anche la corte di Onorio. Onorio dichiara Stilicone hostis publicus, nemico pubblico. Stilicone, con i suoi legionari germani, è accampato a Bologna. Molti dei suoi lo incitano a vendicare gli uccisi, tra i quali sono ministri e ufficiali di stato maggiore, ma il Vandalo tentenna. Stilicone abbandona l'accampamento senza dare ordini e si rifugia a Ravenna, chiedendo asilo in una chiesa e dichiarandosi disposto a prendere i voti e a a ritirarsi dalla vita politica. Stilicone è prelevato dal suo rifugio e ucciso in maniera non particolarmente elegante.
Fine anno. Saro è costretto a riattraversare le Alpi.
Fine anno. Alarico si fa portavoce della lealtà tradita di Stilicone e, per di più, rivendica le promesse che proprio il generale vandalo gli aveva fatto due anni prima intorno al governo dell'illirico e alla carica di magister militum per quello. Ricevuto, così, l'appoggio del cognato Ataulfo che dalla Pannonia accorre con moltissimi guerrieri e armati, Alarico varca le Alpi Giulie, scende in Friuli e si attesta intorno ad Aquileia. Alarico decreta la liberazione degli schiavi di tutte le città italiane interessate dalla sua manovra militare e li spinge a ingrossare le file del suo esercito. Gli schiavi di Reggio Emilia, Parma, Modena, Bologna e di Ravenna stessa, la città di Onorio e la residenza palatina, accorrono nell'esercito visigoto.
Alarico attraversa l'Appennino e giunge in vista di Roma.

409
Alarico blocca il Tevere e dunque i rifornimenti di grano che da Ostia giungevano alla città; poi rompe in più punti l'acquedotto che porta acqua a Roma. Il re visigoto pone alcune condizioni per la fine dell'assedio: innanzitutto la consegna da parte dei Romani di tutti i preziosi, gli ori e gli argenti, in secondo luogo la liberazione degli schiavi della città e infine la deposizione di Onorio per decreto senatoriale. Alarico ottiene tutto. Cinquantamila schiavi romani si uniscono al suo esercito, mentre viene proclamato dal Senato imperatore Attalo, che era un romano, prefetto di Roma, recentemente entrato nelle simpatie del capo visigoto; infine ben trenta carri carichi d'oro e di argento sono consegnati agli assedianti dai divitiores della città. Ottenuta questa eccezionale vittoria politica e di immagine, Alarico abbandona l'assedio di Roma e si dirige a settentrione in Etruria.
Fine anno. Il Senato si appella direttamente a Onorio e Attalo stesso si reca a Ravenna riconoscendo la legittimità dell'augusto per l'occidente.

409 - 411
Alani, Svevi e Vandali, passati i Pirenei, si insediano in gran parte della Spagna. Solo l'hispania tarraconensis rimane sotto il controllo dell'impero.

410
Alarico muove verso la residenza palatina e addirittura si giunge a uno scontro campale intorno a Ravenna che viene vinto dai Visigoti. Ai fedeli dell'imperatore non rimane che rifugiarsi dietro le mura della capitale e le mura hanno ragione dell'assedio dei Visigoti.
Le truppe di Costantino attraversano le Alpi e occupano la Liguria.
L'Armorica e subito dopo la Britannia insorgono contro il governo di Costantino III. Le città dell'Armorica cacciano i decurioni e i patrizi romani, disarmano le guarnigioni e si armano autonomamente. In ognuna di quelle si costituiscono istituzioni di autogoverno e tra tutte queste realtà si stabilisce un coordinamento orizzontale. Si forma una federazione municipale che anche se non apertamente anti romana censura i comportamenti fiscali e l'abbandono militare cui l'impero ha condannato l'area e che intende prendere direttamente in mano la guerra contro le incursioni germaniche e sassoni, dotandosi di un esercito di difesa territoriale.
Aprile. I Visigoti passano nuovamente l'Appennino, ritornano nel Lazio e assediano nuovamente Roma. Papa Innocenzo I, dietro consiglio di Alarico, invia un'ambasciata a Onorio affinché risparmi il saccheggio della città ordinandone la capitolazione; Onorio rifiuta.
Sul Reno si eleva l'usurpazione di Giovino e nella Spagna settentrionale flagellata da Vandali, Alani e Svevi, quella di Geronzio.
Agosto. Qualcuno dall'interno di Roma assediata apre la porta salaria. Alarico manda avanti i cinquantamila schiavi liberati l'anno precedente. Le chiese, ma solo alcune e tra quelle San Paolo e San Pietro, sono rispettate e si trasformano in ricovero per i divites in fuga, ma nella maggior parte dei luoghi della capitale non viene esercitata alcuna pietà e si praticano uccisioni sommarie e saccheggi indiscriminati.
Fine anno. L'imperatore della Britannia riattraversa le Alpi e fortifica la zona di Arles, ma la situazione politica e militare è drammatica.
Fine anno. Alarico, avendo preso ostaggi insigni in Roma (tra i quali Galla Placidia, sorella di Onorio), avendo in mente un attacco all'Africa romana, si dirige verso l'Italia meridionale. In Calabria muore improvvisamente e gli succede alla guida dei Visigoti il cognato Ataulfo.

411
Geronzio dalla Spagna, alla guida di un esercito formato quasi esclusivamente da federati germani, passa i Pirenei in direzione Nord e ottiene a Vienne la vittoria sugli eserciti di Costante, figlio dell'antimperatore, che viene catturato e ucciso. A Costantino III non rimane che rinchiudersi in Arles, dove prima le truppe di Geronzio e poi quelle di un generale romano, Flavio Costanzo, inviato da Onorio, non abbandonano l'assedio.
Settembre. L'usurpatore britanno, abbandonato da gran parte del suo impero e circondato da due opposte usurpazioni e dall'intervento finale dell'esercito imperiale, capitola. La testa di Costantino III viene tradotta in Ravenna,  quella del suo secondo figlio, Giuliano, viene esposta a Cartagena in Spagna.
Alla secessione gallicana di Giovino si affianca quella di Sebastiano.
Onorio stabilisce il definitivo abbandono romano della Britannia.

412
Ataulfo marcia dalla Calabria verso nord e si reca in Gallia. Qui il re visigoto sconfigge Giovino e Sebastiano e stabilisce il suo popolo nella parte meridionale e occidentale della diocesi, l'Aquitania. 

413
I Burgundi si stabiliscono nella Gallia Belgica; gli Alamanni si insediano definitivamente nella Germania superiore e in parte della Gallia Lugdunense, occupando l'area di Lione.
Ataulfo a Narbona sposa Galla Placidia.
A  Costantinopoli l'area urbana è incrementata, forse triplicata, e la città viene dotata di una seconda cerchia di mura, rimasta inimitabile per tutto il tardo – antico ma soprattutto per l'intero medioevo. La nuova cinta muraria, viene dotata, di dieci e poderose porte di città fortificate: Aurea, Xilokerkos, Peghe, San Romano, KalagroyPolianioi, Pempton, Charisios e Regia. La nuova cinta viene, inoltre, rinforzata da ben 82 torri esterne e da altre 96 torri interne che definivano una maglia difensiva complessa e coordinata, ma, soprattutto, impenetrabile.

413 - 415
Dietro sollecitazione di Onorio i Visigoti di Ataulfo si spostano nella Spagna settentrionale dove occupano la Tarraconensis.

414
Teosodio II viene sollevato dalla tutela di Antemio.

415
A Barcellona Galla Placidia da alla luce un bambino che, significativamente, nella Spagna di suo nonno materno, viene battezzato con il nome di Teodosio. Il bambino muore pochi mesi dopo il parto e soprattutto muore inaspettatamente anche Ataulfo. Gli succede Wallia che aggredisce con decisione tanto gli Alani che occupavano l'odierna Castiglia e l'attuale Portogallo, quanto i Vandali e in entrambi i casi con successo. Il regno o stato degli Alani è, nei fatti, annientato cosicché i Visigoti acquisiscono il controllo oltre ché della Catalogna anche della Spagna centrale. Quello dei Vandali è ridotto all'estremo meridione della penisola, alla provincia romana della Betica, l'attuale Andalusia.
Scompare il regno di Armenia. La morte del suo ultimo monarca, Cosroe III, lascia la regione sotto la diretta amministrazione dei due grandi rivali in quell'area: Romani e Persiani. Il vecchio regno caucasico viene spartito in due aree di influenza.

416 - 417
I Visigoti di Wallia cercano di forzare Gibilterra e di penetrare nella Mauretania, ma non riescono nell'intento.

417
Il re visigoto propone a Onorio la restituzione della principessa imperiale e dietro quella pone come condizione la concessione del governo ufficiale dell'Aquitania ai Visigoti. Galla Placidia, così, rientra nella corte imperiale mentre si forma nel sud della Francia un regno visigoto che elegge a sua capitale Tolosa. È il primo regno romano - barbarico che si fonda giuridicamente sul tradizionale diritto di hospitium esercitato dalle legioni romane.
Galla Placidia si unisce in matrimonio con il generale di Onorio, Flavio Costanzo.

418
Ultime notizie su Ivomadius, mitica guida della republica armoricana, sotto il quale i Bretoni acquisicono il controllo di gran parte della Gallia Lugdunense nord - occidentale.

419
Nasce Valentiniano III, prodotto del matrimonio tra Galla Placidia e Flavio Costanzo.
Muore Wallia.

421
Guerra contro i Persiani di Teodosio II. Re Bahram V è costretto a sottoscrivere un trattato di pace in base al quale si impegnava a rispettare la libertà e l'identità religiosa dei cristiani del suo regno.
Febbraio. Flavio Costanzo viene insignito il titolo di coimperatore e patricius.
Muore Flavio Costante.

422
Galla Placidia riunisce truppe in Italia, interamente composte da federati germanici, mentre il prefetto per l'Africa, Bonifacio, si reca in Gallia con lo scopo di ottenere l'appoggio dei Visigoti di Teodorico nella congiura. Ma Teodorico tentenna e non prende parte al movimento. A Ravenna si verificano, comunque, gravissimi tumulti tra sostenitori di Galla, costituiti da Visigoti e popolani nostalgici di Flavio Costanzo e partigiani dell'imperatore legittimo. Onorio, allora, reagisce, nominando un certo Castino magister militum et equitum, mettendo al bando tanto Bonifacio quanto sua sorella Galla e riuscendo a reprimere le sedizioni nella sua capitale designata. Galla Placidia e il piccolo Valentiniano III, di appena tre anni, devono abbandonare le terre direttamente controllate dall'impero d'occidente e, incredibilmente ma non troppo, trovano rifugio a Costantinopoli, alla corte del cugino Teodosio II. Bonifacio, per parte sua, si rifugia in Africa.

423
Agosto. Muore Onorio di un edema. A Ravenna viene eletto imperatore per l'occidente Giovanni primicerio, un senatore tra i più stretti collaboratori di Onorio. Le truppe romane della Gallia Narbonense insorgono e uccidono il prefetto del pretorio di Arles, emancipandosi dal diretto controllo di Ravenna. Galla Placidia, da Costantinopoli, rivendica di diritti del minore Valentiano III, mentre l'imperatore Teodosio II si mantiene equidistante tra Giovanni e Galla.

424
Fine anno.
Giovanni primicerio acquisisce l'appoggio del generale di origine mista (gota e italiciana) Ezio. Ezio raccoglie forze militari tra gli Unni che stazionavano in piccoli gruppi al di là del Reno e dietro le spalle di Franchi, Alamanni e Burgundi. Questo esercito si ingrossa di contributi franchi e alemanni, interviene in Gallia, dove Teodorico I, re dei Visigoti di Tolosa, sconfinava verso i vicini. Aspar, un federato visigoto, insignito da Teodosio II del comando delle legioni della Dalmazia oltrepassa le Alpi Giulie e entrò in Italia, accampandosi ad Aquileia.
Bonifacio, comes d'Africa, rifiuta di riconoscere il governo del primicerio, si dichiara funzionario di Teodosio II e organizza un embargo contro l'Italia: il grano africano non viene più esportato nella provincia. A Roma e in molti città italiane si verificano torbidi e tumulti provocati dalla penuria di pane e dalla fame che si trasformano in manifestazioni critiche contro l'impero di Giovanni.

425
Febbraio. Le truppe orientali iniziano l'assedio contro Ravenna.
Giugno. Giovanni cerca di intavolare ancora una volta trattative con Teodosio II. Le truppe di Aspar espugnano Ravenna, catturando Giovanni Primicerio che, tradotto ad Aquileia, subisce il taglio di una mano, la gogna all'ippodromo e, infine, è decapitato.
Giugno - Luglio. Giungono in Italia gli unno - germani di Ezio. Si verificano alcuni scontri tra l'esercito del generale goto, che non intende disarmare, e quello dell'oriente, dopo i quali una serie di incontri definiscono una soluzione di compromesso: Ezio ottiene il titolo di magister militum per l'occidente in cambio del riconoscimento del nuovo princeps puer Valentiniano III e soprattutto della reggenza di sua madre Galla. Infine, siglata questa conciliazione, Ezio, ottenute le paghe per i suoi federati, li licenzia, riconducendoli oltre il Reno.
Ottobre. Galla Placidia e Valentiniano III entrano in Ravenna e il piccolo, di appena sei anni, viene proclamato imperatore. In ogni caso Galla non può esercitare ufficialmente la tutela sul giovane principe, così per quello viene eletto un tutore pubblico, un certo Felice Costanzo che assume anche il titolo di magister utriusque militiae che lo poneva, solo formalmente in verità, anche al di sopra del neo nominato Flavio Ezio.
Ezio assume l'incarico di comes et magister militum per le Gallie.
Si fonda l'università di Costantinopoli, università dove i lettori e i docenti sono in maggioranza di lingua greca e neoplatonici.

426
Gli Unni giungono sul Danubio e si infiltrano in Pannonia.
Ezio sconfigge i Visigoti intorno ad Arles, costringendoli a ritornare in Aquitania.

426 - 427
Il governatore dell'Africa, Bonifacio, che aveva appoggiato il partito di Galla fino dalla prima ora, si sente diminuito e offeso dalla scelta di questo tutore ufficiale per Valentiniano III. Nella spartizione di potere seguita alla caduta di Giovanni Primicerio e all'ascesa di Valentiniano III, Bonifacio è quello meno soddisfatto. Bonifacio si reca a Ravenna, presso la corte, per ricordare l'importantissimo ruolo che aveva avuto nella caduta di Giovanni Primicerio. Galla Placidia decide di confermargli il governo dell'Africa romana e inoltre gli concede il titolo di  comes domesticorum.

427
Bonifacio viene rimosso dall'incarico e richiamato in Ravenna. Bonifacio rifiuta di obbedire e si ribella.
Primavera. Un esercito imperiale organizzato da Felice sbarca in Africa con il chiaro scopo di fermare la rivolta. Bonifacio, in netta inferiorità numerica, riesce a corrompere il quartier generale imperiale e a far passare dalla sua parte le truppe legittimiste.

428
Controffensiva Sassanide in medio oriente: Teodosio II è costretto a rinunciare al protettorato sull'Armenia.
Al seggio metropolitano della capitale sale Nestorio, diodorista convinto, mentre ad Alessandria è il combattivo e disincantato Cirillo. Cirillo accusa Nestorio di eresia; l'unità della chiesa è in pericolo, anzi, l'unità della chiesa si è rotta.
Felice mette in campo un altro corpo di spedizione che nuovamente sbarca in Africa; questa volta, però, l'azione diplomatica del ribelle africano non può compiersi e diviene inevitabile lo scontro aperto, rispetto al quale Bonifacio non era preparato. La situazione per il deposto comes domesticorum diviene insostenibile: i segnali che giungono da Ravenna e, soprattutto, quelli che arrivano da Teodosio II non sono confortanti. Costantinopoli, infatti, gli intima chiaramente di  disarmare.
Compilazione del codice teodosiano. Il codice si compone di 16 libri che trattano tutti gli aspetti del diritto. Il primo si occupa di diritto pubblico e costituzionale e impone un'importante precisazione. Il codice è una collezione ragionata e divisa per titoli di tutte le leggi emesse su un determinato argomento giuridico, disposte in ordine di emissione e con citazione della data di redazione. Vengono esclusi da quello tutti provvedimenti che non abbiano una datazione certa e dunque un protocollo. La data, infatti, si componeva in base ai suoi redattori, al loro impero o consolato. Si stabilisce, inoltre, l'importantissimo principio che la legge non ammette ignoranza e tanto meno l'aperta e voluta trasgressione.

429
I Vandali di re Genserico, sollecitati da Bonifacio, passano lo stretto di Gibilterra, si abbattono sulla Mauretania, poi sulla Numidia e rapidissimamente si portano intorno alla Provincia romana d'Africa. È una vera migrazione di massa e non un'azione militare mirata: la Spagna meridionale, la Betica, è sgomberata e decine di migliaia di donne, uomini e bambini (forse ottantamila individui e 15.000 armati) traghettano oltre lo stretto di Gibilterra. Era quello che Bonifacio, pur essendo stato l'ispiratore del loro intervento, non si aspettava. Probabilmente il comes pensava di ricevere solo un esercito in suo soccorso e non una migrazione generale.
Ezio sconfigge i Franchi e li costringe al di là del Reno.

430
Bonifacio cerca di licenziare Genserico e di convincerlo a rientrare in Spagna. Ma i Vandali, anziché accettare l'invito, si ribellano e si decidono alla guerra contro Bonifacio e all'occupazione dell'Africa romana. Il comes allora si riconcilia con Ravenna e si rinchiude in Ippona.
Ezio sbaraglia un secondo esercito visigoto che minacciava la Gallia Narbonense e ottiene un importante successo contro gli Iutungi che avevano violato i confini della Rezia.
Ezio ottiene da Valentiniano III la carica di magister militum praesentialis iunior che si associa al titolo acquisito da Felice Costanzo.

431
A Efeso si riuniscono circa 250 vescovi provenienti in massima parte dalle diocesi orientali, mentre gli inviati del Papa, nei fatti, pur approvando a posteriori i risultati dell'assemblea, non partecipano direttamente ai lavori; giungono, infatti, nella città orientale in ritardo. Il concilio approva otto canoni in massima parte dedicati alla condanna delle teorie di Nestorio (canoni dal secondo al sesto) e stabilisce la scomunica immediata e l'allontanamento dalla chiesa di coloro che continuavano a seguire la predicazione del deposto patriarca costantinopolitano. Inoltre il settimo canone ribadisce la validità del credo stabilito a Nicea centosei anni prima e precisa, dunque, la visione ortodossa della chiesa in materia trinitaria. Infine nel primo canone sono condannate eresie minori come quella di Celestio seguace di Pelagio e si mette definitivamente all'indice la predicazione pelagiana che si è diffusa in nord Africa e in Palestina.
Ippona cade in mano vandala e Bonifacio riesce a sfuggire e a riparare in Italia.
La rivalità tra il ministro plenipotenziario, Felice Costanzo, e il generalissimo Ezio sale rapidamente ed Ezio riesce a organizzare un'accusa contro Felice e a ottenerne la destituzione e la condanna a morte.

432
Ezio è protagonista di una seconda e vincente campagna contro i Franchi.
Bonifacio, transfuga da Ippona, si erge a campione contro Ezio. Il comes d'Africa, durante la seconda campagna contro i Franchi di Ezio e, dunque, in sua assenza, raccoglie un piccolo esercito, con l'appoggio di qualche ministro 'onoriano'.
Quando il generale goto - romano rientra in Italia, con poche truppe e anche piuttosto provate, si trova di fronte l'africano pronto alla battaglia. A Ravenna Ezio è battuto e si ritira in fretta e furia verso oriente, ad Aquileia. Da qui chiama a sé re Rua e suoi Unni. Bonifacio, però, che a Ravenna aveva subito gravissime ferite, muore e le sue truppe di fronte al ritorno di Ezio e dei suoi alleati unni si disperdono.

433
Ezio decide di concedere agli Unni  la Pannonia e di federarli all'impero, allo scopo di ricavarne ingenti energie militari.

435
Genserico accetta la foederatio all'impero d'occidente. Lo stato vandalico è  riconosciuto come regno alleato ma indipendente da Ravenna; a tale regno sono attribuite la Numidia e la Mauretania e una piccola porzione dell'Africa proconsolare, con l'esclusione di Cartagine. Ezio in persona decreta per Genserico il titolo di rex Mauretaniae et Numidiae.
Muore, in Pannonia, l'amico di Ezio, Rua il grande e intelligente re degli Unni.
Teodosio decreta che i templi pagani vanno distrutti con la forza.

436
Gli Unni attaccano i Burgundi e le loro postazioni nella Gallia.  Per i Burgundi è un disastro militare: ben ventimila guerrieri perdono la vita in battaglia. I civili e gli armati superstiti, terrorizzati, si spingono verso meridione, nei territori direttamente governati dall'impero, nella parte centrale della Lugdunense e in alcuni lembi della Narborense: era una migrazione di massa.

437
Valentiniano III, ormai diciottenne, sposa in nozze davvero 'mistiche e sacralizzanti' sua cugina Eudossia, la principessa di Bisanzio e sorella di Teodosio II.

439
I Vandali espugnano Cartagine, l'ultimo lembo di Africa proconsolare rimasto in mano romana.

440
I Vandali, salpando dall'Africa, investono la Sicilia. Incapaci di espugnare le città, si accontentano di riscuotere riscatti e tributi. Ravenna si dimostra incapace di fare fronte all'emergenza, che, a un certo punto, tocca anche la Calabria. Teodosio II, da Costantinopoli, invia una flotta che riesce a spaventare e porre in fuga i pirati di Genserico. 

442
Genserico assume il controllo dell'Africa e a quello sacrifica Mauretania e Numidia. Si tratta di un secondo trattato, stipulato tra Ezio e Genserico, in base al quale, da una parte le due province ritornavano ai romani, mentre il possesso dell'Africa proconsolare era integralmente riservato ai Vandali. Il trattato stabilisce che il regno dei Vandali d'Africa non è più alleato e vassallo di Roma, ma del tutto autonomo e indipendente.

443
Ezio riconosce ai Burgundi lo stato di Regnum nell'attuale Svizzera francese e nella Savoia.

444
Beda muore e Attila rimane l'unico monarca degli Unni.

445
Gli Unni dalla Pannonia muovono verso mezzogiorno e penetrano nei Balcani, richiedendo il pagamento di un tributo a Costantinopoli.

446
Teodosio rifiuta il tributo e da solo affronta Attila. A Marcianopoli, nel cuore della Tracia, l'esercito dell'imperatore subisce un terribile rovescio. In ogni caso le mura della città salavano l'imperatore e l'impero. Le truppe bizantine, in qualche modo e con fatica, contengono la furia della confederazione rivale. Alla fine, Attila, malgrado fosse vincitore e arricchito di un immenso bottino e, quindi, notevolmente rinforzato, si ritira nelle sue sedi pannoniche.

449
L'episcopato egiziano riesce ad averla vinta all'interno dell'agone ufficiale della chiesa. Ad Efeso, una sinodo accetta le dottrine di Dioscoro e stabilito che la natura del Cristo è una sola, divina. Viene ribadita, in quella sinodo, la condanna dei nestoriani e in genere di coloro che fanno riferimento alle precedenti decisioni di Efeso, quelle del 431. Dunque l'ortodossia, moderatamente monofisita, di Costantinopoli è condannata e assimilata all'eresia eretica. L'imperatore Teodosio II viene costretto a rimuovere ed esiliare il vescovo di Costantinopoli. Da quell'anno il monofisismo diviene egemone in Egitto e si insinuò perfino in Siria in odio alle simpatie nestoriane degli imperatori e dei metropoliti di Bisanzio.

450
Luglio
. L'imperatore di oriente, Teodosio II, muore  senza eredi diretti. L'antica reggente e tutrice, la principessa Pulcheria, fornisce un successore, sposando il senatore costantinopolitano Marciano. Marciano, ovviamente, diviene il nuovo reggente dell'oriente.
Novembre
. Muore Galla Placidia.
Fine anno. Attila, il re degli Unni di Pannonia decide di puntare verso il Reno, penetrando nel Norico e nella Rezia. I Franchi, soprattutto, sbarrano la strada all'avanzata della enorme coalizione, pagando un tributo di sangue notevole.

451
Giugno
. Ezio, raccolti in un unico comando coordinato Franchi, Burgundi e Visigoti e ottenuto persino l'appoggio dei Bretoni dell'Armorica e di gruppi di Britanni d'oltre Manica, affronta gli Unni in campo aperto presso i Campi Catalaunici, nel cuore dell'odierna Champagne. Qui, in una battaglia davvero tremenda Attila viene sconfitto; il medesimo re dei Visigoti di Tolosa, Teodorico I, quasi a testimoniare la crudezza dello scontro, perde la vita combattendo.
Ottobre. Grande concilio ecumenico in Calcedonia nel 451. Le chiese greche, ma pure quelle latine intervengono, inevitabilmente, il credo monofisita è sconfessato e si ribadisce la doppia natura del Cristo dentro una unità inspiegabile.
Si stabilisce un mistero della fede. Né nestoriani di Siria, né monofisiti d'Egitto sono soddisfatti, ma cosa fondamentale per Marciano si configura una ortodossia inequivocabile. Di qui in poi, il monofisismo diventa il percorso religioso dell'Egitto, che, tra le altre cose, si incrocia con quello di Nestorio in Siria. La doppia natura separata alla fine assomiglia all'unica natura, giacché è solo una la natura che conta, quella divina.

452
Oltrepassato il Reno, gli Unni si dirigono verso il Danubio, lo varcano, entrano nella loro Pannonia e da lì, fulminei, sbucano nel Friuli. Aquileia viene distrutta, la popolazione dispersa al di fuori della cinta muraria e le mura abbattute. Dopo di ciò, coperta la retroguardia, gli Unni percorrono la via Aemilia e investono Concordia Sagittaria, città meno importante, alla quale, però, è riservato il medesimo trattamento. Proseguono sulla strada consolare, scavalcano il Piave e poco dopo quello espugnarono Altinum, città notevole che è anche quella orribilmente devastata. Continuano a seguire la via Aemilia, oltrepassano Padova, Mantova, Cremona e giungono in vista di Milano. La assediano e la espugnano. Il Pontefice, Leone, decide di giocare la carta diplomatica: lascia Roma e con un numeroso seguito si fa incontro all'Unno. Non sappiamo nulla dei contenuti dell'incontro, né dove esattamente si siano incontrati, forse sull'Adda. Una cosa è, però, sicura, Attila decise di abbandonare l'Italia.

453
Attila muore in Pannonia.
A Costantinopoli muore Pulcheria, imperatrice, moglie di Marciano e cugina di Valentiniano III.

454
Settembre
. Ezio viene accusato di essere stato connivente con Attila, di avere tradito lo stato ed è giustiziato.

454 - 455
Gli Alamanni si insediano in Rezia e i Rugi nel Norico

455
Marzo.
Il senato promuove la vendetta di Ezio, delitto del quale è in parte complice. Valentiniano III viene ucciso da due federati germani e, per rispettare le forme, sua moglie, Eudossia, avrebbe dovuto andare in sposa all'imperatore designato dalla Curia, un certo Petronio Massimo.
Eudossia richiede in segreto l'intervento dei Vandali in suo favore e contro Petronio.
Maggio. Gli schiavi del palazzo imperiale insieme con elementi romani e latini dell'esercito e ufficiali barbari, segnatamente burgundi, insorgono e Petronio Massimo viene trucidato. Al suo posto non si coopta nessun imperatore.
Giugno. I Vandali entrano in Roma e per quindici giorni la città è in loro potere. L'azione diplomatica di Leone I, il papa di Attila, evita il peggio alla città e, dunque, i Vandali si accontentano di depredare e espropriare ma non compiono massacri di sorta. Fatto questo, i Vandali se ne vanno, portandosi dietro Licinia Eudossia e le sue due figlie. Eudossia, per parte sua, sposerà Unnerico, figlio di Genserico, ed erede al trono vandalo.
Luglio. I Visigoti di Teodorico II, i tenutari di gran parte della Spagna e dell'Aquitania, si fanno carico dell'impero. Viene da loro sponsorizzata l'elezione di Avito, un uomo appartenente alla grande aristocrazia gallo – romana e originario dell'attuale Clermont. L'intronizzazione di Avito avviene ad Arles e al nuovo imperatore latino viene stabilmente associato un nobile visigotico, forse figlio di una sorella di Wallia, di nome Ricimero.
Settembre. Le truppe del principe gallicano passano le Alpi ed entrano in Italia. Il passaggio in Italia di Avito è, inoltre, accompagnato da una campagna militare nel Norico, dove i Nori erano nuovamente insorti e avevano dato vita a uno stato indipendente. Infine l'imperatore entra in Ravenna e giunge a Roma.
Ottobre. I Visigoti attaccano e distruggono gli Svevi in Spagna.

456
Gennaio. Avito assume il consolato in Roma. Il consolato di Avito non è però riconosciuto in Oriente, dove sono eletti consoli Flavio Giovanni e Flavio Varane.
Fine estate. Il risentimento generale per i privilegi concessi da Avito all'aristocrazia gallicana monta in Roma e il costo stesso dell'esercito gallicano che grava sulla città di Roma non fanno che aumentarlo; si forma un notevole movimento di opposizione verso il governo dell'imperatore di Clermont, tutto italiano e romano. Per di più Roma subisce ancora gli effetti del saccheggio vandalo dell'anno precedente e la pirateria vandala rende difficili gli approvvigionamenti urbani. Avito, dopo aver congedato le sue truppe gallicane in un estremo tentativo di mediazione e di recupero della situazione politica, si vede costretto a lasciare la capitale e a ritornare in Gallia, precisamente ad Arles.
Ottobre. A Piacenza il ministro plenipotenziario Ricimero sconfigge in battaglia Avito che è catturato e definitivamente deposto. Non viene eletto al suo posto nessun imperatore per l'occidente. Leone I imperatore d'oriente rimane imperatore per entrambe le partes.
Mauretania e Numidia sono in poche settimane riconquistate dai Vandali. Poi i Vandali ripassano il mare e loro obiettivi inequivocabili sono le isole italiane: Sicilia, Sardegna e Corsica. E su quelle si abbattano: le tre isole sono saccheggiate e messe a ferro e fuoco.

457
Dopo sei anni nei quali un vescovo ortodosso e costantinopolitano era stato imposto alla città in vece di Dioscoro, il popolo cristiano di Alessandria insorge. È una vera rivoluzione: il vescovo ortodosso viene trucidato, la guarnigione assalita e costretta alla fuga. La città cade nelle mani degli insorti e quelli ripongono sul trono alessandrino un vescovo monofisita.
Inverno. Gli Alamanni scendono dalla Rezia che ormai stabilmente controllavano e penetrano in Lombardia ma sul Lago Maggiore le truppe organizzate dal magister militum Maggiorano riescono a batterli e disperderli.
Aprile. Pronunciamento militare a favore dell'intronizzazione di Maggiorano sponsorizzata apertamente dal patricius visigoto Ricimero. Il governo dell'oriente non accetta la candidatura.
Il nuovo Augusto limita i controlli esterni, centralizzati, sull'esazione di tributi, venendo incontro alle esigenze dei curiali e in generale della grande proprietà italica e cancellando per legge i debiti che la grande proprietà agraria italiciana aveva accumulato nei confronti del fisco.
Dicembre. L'imperatore d'oriente, dopo qualche obiezione e resistenza, riconosce ufficialmente Maggiorano come collega.

458
Inverno
. La classe dirigente gallo – romana fa appello a Leone I, imperatore per l'oriente, censurando e denunciando il fiscalismo contro la diocesi.
Primavera. Maggiorano riesce brillantemente rompere il fronte; giunto nella diocesi gallicana concede esenzioni e condoni fiscali analoghi a quelli che aveva elargito a favore dell'aristocrazia senatoriale italiciana.
I Vandali sbarcano in Campania ma vengono respinti.

459
Maggiorano organizza un esercito completamente formato da contingenti unni, affidati al comando del comes semi – indipendente di Dalmazia Marcellino, che sbarca in Sicilia  e riesce a chiudere le basi marittime in mano ai Vandali.
Maggiorano ottiene l'alleanza del comes indipendente della Gallia Lugdunense Egidio Siagro.
I Visigoti di re Teodorico abbandonano Arles e si ritirano in Aquitania, riconoscendo Maggiorano imperatore e dichiarandosi ufficialmente foederati all'impero.

460
Risolta la questione gallica, Maggiorano riorganizza le sue truppe in Liguria e poi varca le Alpi, con lo scopo di oltrepassare con quelle anche i Pirenei. È significativo il fatto che l'imperatore e il suo stato maggiore sono ricevuti e ospitati a Tolosa da Teodorico II re dei Visigoti e il viaggio verso la Spagna assume connotati trionfali ma anche concretamente politici: Teodorico II abbandona ogni ingerenza sulla Tarraconense. Maggiorano e i suoi generali Nepoziano e Sunierico passano allora in Spagna. L'imperatore  si occupa di persona di rioccupare la Tarraconense, mentre Nepoziano e il generale goto si impegnano nella riconquista della Lusitania e nell'umiliazione degli Svevi. In pochi mesi quasi tutta la penisola iberica ritorna sotto il controllo formale di Roma.
Maggiorano insieme con il plenipotenziario visigoto Ricimero progetta un attacco all'Africa vandala. Il re dei Vandali, Genserico, cerca di concertare una pace e invia ambasciatori a Maggiorano, ma l'imperatore, al contrario, sta ormai organizzando un nuovo corpo di spedizione e una grande flotta al largo di Cartagena.

461
Inizio anno
. A largo di Cartagena Genserico attacca di sorpresa la flotta in allestimento e la distrugge completamente. In conseguenza della sconfitta, della quale viene incolpato Maggiorano, Ricimero e il Senato prendono le distanze dal suo governo e cessano di appoggiarlo.
Estate. Maggiorano rientra in Italia accompagnato da una piccola guarnigione.
Agosto. Ricimero da battaglia all'esercito dell'imperatore e a Tortona lo sconfigge. Maggiorano è arrestato, deposto e decapitato. Ricimero, magister militum praesentialis, propone al principato un senatore, Libio Severo, uomo certamente più malleabile di Maggiorano. Nepoziano in Spagna, il magister militum per Galliam Egidio Siagro e Marcellino in Dalmazia non accettano la deposizione di Maggiorano e continuano a fare riferimento alla sua memoria politica, rifiutandosi categoricamente di riconoscere l'impero di Libio Severo  e facendo appello a Leone I, imperatore per l'oriente. Anicio Olibrio diviene il candidato all'impero di Genserico mentre Leone I rifiuta di riconoscere qualsiasi collega per la sedes d'occidente. Ci sono poi abboccamenti diretti tra Costantinopoli e Cartagine. Leone I richiede in quelli la restituzione di Eudocia e la fine delle scorrerie contro l'occidente e si dimostra addirittura disposto a riconoscere, in cambio di questi due obiettivi, come valida la candidatura di Anicio Olibrio.
Novembre. Nel 461, Ricimero riesce a imporre Libio Severo e a organizzare intorno a questa candidatura il consenso del Senato di Roma. Libio è un italiciano, la sua famiglia è di origine lucana e da numerose generazioni introdotta nel senato. Leone I, che stava trattando con i Vandali di Genserico, sentendosi con chiarezza scavalcato, rifiuta di riconoscere il nuovo imperatore.
L'imperatore d'oriente, confermando una politica di estremo equilibrio verso l'Italia, pur non riconoscendo ufficialmente il potere di Libio, si decide a inviare presso Marcellino, comes di Dalmazia, un'ambasciata. In quella Leone  riconosce la legittimità del potere del dominus ma dall'altra gli chiede di non intervenire in Italia contro Libio Severo e infine annette, nei fatti, dentro la circoscrizionalità orientale anche la Dalmazia, spostando così i confini tra le due partes nuovamente alle Alpi Giulie.

462
I Visigoti riprendono l'iniziativa in Gallia. Obiettivi della loro impresa sono le parti della Narbonense che erano rimaste sotto il controllo di Egidio Siagro che era pur sempre il magister militum per Galliam. Ricimero e Libio Severo incentivano l'iniziativa di re Teodorico concedendo ai Visigoti il porto provenzale di Narbona.
I Burgundi, per parte loro, conquistano nuovamente Lione e scendono nella valle del Rodano.
Libio Severo nomina un nuovo magister militum per Galliam in Agrippino, che era stato un nemico politico di Egidio Siagro fin dai tempi del governo di Maggiorano.

463
Egidio Siagro sconfigge duramente i Visigoti a Orleans e nella battaglia perde la vita il fratello di Teodorico II.

464
Marcellino interviene in Italia con una notevole flotta che contrasta efficacemente i Vandali, sgomberando da quelli la Sardegna e impegnandoli notevolmente in Sicilia, in pieno accordo con Ricimero e l'imperatore Libio Severo.

465
Inizio anno
. Muore Egidio Siagro. Uno stretto collaboratore di Egidio, il comes Paolo, e il figlio di Egidio medesimo, Afranio Siagro, riprendono le bandiere dell'autonomismo gallicano. Le regioni dell'attuale Parigi, Soisson, Orleans, Reims ed Angers si rendono nuovamente indipendenti da Roma e Ravenna e affrontano in maniera indipendente la pressione dei Franchi di Clodoveo I da Est e soprattutto quella dei Visigoti di Aquitania da Ovest
Autunno. Muore Libio Severo e si apre nuovamente una grave crisi politica. Leone I proclama imperatore per l'occidente Procopio Antemio, un neoplatonico di grande cultura, che era il genero del defunto Marciano, giacché ne aveva sposato la figlia, Eufemia. Per parte sua Ricimero rifiuta di riconoscere questa intronizzazione. Ricimero, ottenendo l'appoggio dell'aristocrazia italiciana, riesce a evitare l'insediamento di Antemio in occidente che, infatti, è annullato. Genserico, dopo la scomparsa di Libio Severo, ripropone la candidatura all'impero di Anicio Olibrio.  Leone I, accantonando la candidatura di Procopio, ma rifiutando parimenti l'insediamento di Anicio Olibrio, decide di riunire su di sé la titolatura imperiale.

466
I Vandali riprendono le loro azioni contro la Sicilia, la Sardegna e le coste tirreniche. Alcune squadre navali si spingono a oriente e colpiscono il Peloponneso e la Grecia, altre si incuneano nell'Adriatico giungendo a saccheggiare le coste della Dalmazia di Marcellino.

467
Primavera
. Leone I avanza nuovamente la candidatura di Procopio Antemio per l'occidente e questa volta con maggiore forza e determinazione. Assegna al nuovo Augusto designato un buon esercito che muove da Costantinopoli verso i Balcani e a quello si uniscono le forze del dux Marcellino.
Aprile. Ricimero si risolve ad accettare il nuovo candidato costantinopolitano. Procopio Antemio assume la porpora in occidente.

468
A largo delle coste africane, si verifica uno scontro tra marineria vandala e una grande flotta imperiale comandata dal cognato dell'imperatore d'oriente, Basilisco. Qui per l'imperizia del generale e anche per la velocità e spregiudicatezza della flotta barbara  le forze congiunte di Marcellino, comes di Dalmazia, e Basilisco subiscono una sconfitta cocente e gravosa. Più della metà della flotta alleata è distrutta e ai Bizantini non resta che abbandonare il campo e ripiegare verso oriente. Nello scontro perde la vita il domino di Dalmazia Marcellino.
Leone I esce dall'alleanza e chiede una pace separata ai Vandali. Leone I ottiene da Genserico l'assicurazione che i territori della parte orientale dell'impero non sarebbero stati violati dai Vandali.

469
Sardegna e Corsica, solo parzialmente la Sicilia, divengono
stabile dominio vandalico.
I Visigoti compiono una notevole avanzata, spingendosi sulla Loira e occupando Bourges che era caduta in mano ai Bretoni dell'Armorica.

470
Procopio Antemio subisce un tentativo di usurpazione, probabilmente pretestuoso, da parte di un nobile italiciano legatissimo a Ricimero, un certo Romano. La reazione di Procopio Antemio è durissima e l'usurpatore è condannato a morte mentre al contrario Ricimero richiede la commutazione della pena di morte nell'esilio di Romano e nella confisca di tutti i suoi beni. Di fronte alla convalida della condanna a morte, Ricimero si ammutina. Il ministro visigoto riunisce un grosso esercito e  occupa l'Italia settentrionale facendo di Milano una sorta di contro – capitale. L'imperatore legittimo mantiene il controllo dell'Italia centrale e meridionale e decide di onorare Roma come autentica e rinnovata capitale dell'impero. Alla fine, anche per la mediazione ecclesiastica, Ricimero e Procopio giungono a stipulare una tregua, una pace armata, lunga un anno: a Milano e nel settentrione rimaneva Ricimero mentre a Roma governava Procopio Antemio in una situazione istituzionale assolutamente mal definita.
Procopio stringe alleanza con i Burgundi, che controllavano Lione e Strasburgo, coprendosi le spalle a oriente, poi decide di disturbare le azioni dei Visigoti da settentrione. Si stringe, inoltre, un'alleanza diretta con la repubblica bretone dell'Armorica. I Bretoni, infatti, sono sollecitati ad attraversare la Loira verso meridione e ad investire la parte settentrionale del regno visigoto di Tolosa e occupano, strappandole ai Visigoti, Delons e Avaricum, l'attuale Bourges. Re Eurico, però, reagisce e recupera le due città al suo regno, mettendo in fuga i Bretoni.

471
Il comes Paolo, dominus della Gallia settentrionale, forse insignito da Procopio Antemio del titolo di magister militum, riesce a suscitare una notevole alleanza contro i Visigoti e sconfiggerli intorno a Delons, fermandone l'avanzata.
I Visigoti distruggono un'armata imperiale e producono una terribile controffensiva che investe Arles e la valle del Rodano, addirittura i comandanti dell'esercito imperiale perdono la vita in battaglia.

472
Inizio anno
. Leone I chiede a Olibrio Anicio di recarsi in Italia e di comporre il conflitto tra i due contendenti. Olibrio era il candidato ufficiale all'impero di Genserico. Probabilmente l'obiettivo dell'Augusto per l'oriente è quello di 'bruciare' la candidatura di Olibrio, ponendolo in una situazione politica difficile e rischiosa. Olibrio si schiera però dalla parte di Ricimero, rinnegando il suo incarico e divenendo oltre che il candidato all'impero dei Vandali anche il campione istituzionale di Ricimero. Procopio si affretta a recuperare consensi in Gallia, ma il magister militum per quell'area, Gondebaldo si rifiuta di inviare aiuti all'imperatore legittimo. Procopio, allora, nomina un suo magister militum e riesce a ottenere un esercito che passa le Alpi ma che costretto a passare nella core zone del potere di Ricimero è intercettato e distrutto.
Giugno. L'esercito di Ricimero, guidato da Gondebaldo e Odoacre, scende verso Roma e assedia la città. Nonostante l'esercito di Ricimero e Olibrio abbia violato le mura e sia penetrato all'interno della città, i partigiani di Procopio dispongono fortificazioni interne, mantenendo il controllo dell'area del Vaticano e di Trastevere. Gran parte dei sostenitori dell'imperatore sono, però, presi per fame, giacché le truppe di Ricimero hanno preso possesso di tutti gli scali sul Tevere, bloccando i rifornimenti verso la parte della città controllata dai sostenitori di Procopio Antemio.
Luglio. Dopo una terribile battaglia strada per strada Procopio Antemio è catturato e decapitato sul posto, probabilmente nell'area di Santa Maria in Trastevere. Seguono terribili purghe, saccheggi ed espropriazioni ai danni di coloro che hanno sostenuto Procopio, tanto ché, per certi aspetti, la cattura di Antemio si traduce in un 'terzo saccheggio' di Roma. Olibrio viene proclamato imperatore per l'occidente ma Leone I non riconosce la sua elezione.
Agosto. Muore il plenipotenziario visigoto Ricimero.
Novembre. Muore anche il nuovo imperatore Olibrio. Non viene nominato alcun imperatore e per cinque mesi il soglio dell'occidente rimane vacante. L'imperatore d'oriente per parte sua rifiuta, dopo la fine dell'avventura di Procopio Antemio, di esprimere una candidatura per l'occidente.

473
Marzo
. In Ravenna, dietro la sponsorizzazione di Gondebaldo, è intronizzato Glicerio, comes domesticorum di Olibrio.
Re Eurico decide di rivolgersi direttamente contro l'Italia. Marsiglia e Arles sono investite e occupate dai Visigoti che, così, acquiscono il controllo della Provenza e poi, sotto la guida di un certo Vincentius, cercano di passare in Italia; Vincentius è sconfitto ma la situazione militare rimane gravissima giacché Eurico aveva richiesto la solidarietà e l'intervento in Italia degli Ostrogoti di re Vidimero, che stazionavano in Pannonia.
Autunno.
Leone I non riconosce questa investitura e propone come imperatore per l'occidente Giulio Nepote, dominus di Dalmazia.
Fine anno. Gli Ostrogoti di Vidimero penetrano in Gallia e sono accolti amichevolmente da Eurico. Glicerio concede a Eurico  l'Alvernia e cioè l'area del Massiccio Centrale.
Afranio Siagro, dominus della Gallia Lugdunense, rifiuta di riconoscere Glicerio e si appella a Leone I. Nementum, l'odierna Clermont – Ferrand, rifiuta di aprire le porte ai Visigoti e subisce un lunghissimo assedio sotto la guida di un figlio di Avito, l'imperatore gallicano del 456 – 457, Ecdizio. 

474
Primavera
. L'esercito di Giulio Nepote entra in Italia. Gondebaldo fugge in Gallia, mentre Glicerio abbandona l'Italia settentrionale e si ritira a Roma.
Luglio. Glicerio viene deposto, costretto alla tonsura e inviato in Dalmazia, core zone del potere di Giulio, dove è eletto vescovo di Salona. Gondebaldo, invece, abbandona l'impero e si rifugia nella Gallia controllata dai Burgundi.
Fine anno. Giulio Nepote nomina Ecdizio magister militum per Galliam. Afranio Siagro riconosce Giulio Nepote. L'impero d'occidente riprende il controllo della Provenza e dell'Alvernia.

475
Gennaio
. Guerra civile in oriente: Basilisco usurpa il titolo di Zenone.
Giulio Nepote riconosce ufficialmente ai Vandali il possesso di Sicilia, Sardegna e Corsica  e, naturalmente, dell'intera Africa romana e della Mauretania.
Flavio Oreste sostituisce Ecdizio in Gallia.
Agosto. Flavio Oreste esce  da Roma, dove ha radunato il suo esercito, con il pretesto di affrontare una possibile invasione; l'impresa, in verità, è un'azione contro Giulio Nepote che, probabilmente, stazionava in Italia settentrionale, intorno a Ravenna. Giulio Nepote non accetta la battaglia, segno inconfutabile della sua assoluta debolezza politica, e si rifugia nella sua 'core zone', la Dalmazia, dove non declina il suo titolo e continua a considerarsi Augusto per l'occidente, mentre nella parte orientale dell'impero la situazione si mantiene confusa. Flavio, però, essendo di origini non romane non può direttamente assurgere al principato. Per qualche mese, l'occidente, così, non esprime un augusto, anche perché Oreste cerca un accordo e un riconoscimento da Costantinopoli che, comunque, non arriva.
Ottobre. Il magister militum per Galliam, Flavio Oreste, con il pieno appoggio del Senato di Roma, ottiene la nomina di suo figlio, Romolo Augustolo, che era di madre romana, ad Augusto per l'occidente; il Senato ratifica l'elezione, mentre Costantinopoli mantiene valida la carica di Giulio Nepote e non accetta il nuovo imperatore proposto per l'occidente.

476
Estate
. Gli Eruli, Alani, Sciri e Turcilingi che costituiscono, in quel momento, la stragrande maggioranza delle truppe imperiali di stanza in Italia, avanzano una richiesta rivoluzionaria. Senza avanzare pretese verso un controllo diretto dell'impero, chiedono, al contrario, di esercitare il tradizionale diritto dell'hospitalitas militare sull'Italia ma in maniera riveduta e corretta: un terzo delle terre agricole avrebbero dovuto essere distribuite, in maniera permanente, ai soldati. Si propone una originale, nelle forme, federazione barbara in Italia. Un simile provvedimento avrebbe colpito, in primo luogo, le grandi proprietà dell'aristocrazia italiciana, rappresentata dal Senato. Flavio Oreste rifiuta di venire incontro alla richiesta e si dispone alla guerra contro i mercenari ammutinati.
Agosto. Le truppe ribelli, con un atto decisivo, scelgono un comandante in Odoacre e gli attribuiscono il titolo di rex. L'esercito mercenario stanziato in Italia si è trasformato in una confederazione tribale. I ribelli assediano Oreste in Pavia, la espugnano, saccheggiano e bruciano. Oreste riesce a fuggire ma, raggiunto a Piacenza, è lì ucciso, a un anno esatto dalla ritirata di Giulio Nepote dall'Italia. Poi, Odoacre depone Romolo Augustolo, riducendolo in un confino dorato e protetto in Campania. Organizza una ambasceria a favore del ristabilito imperatore d'oriente, Zenone, questa ambasceria conduce con sé, ed è il suo vero contenuto, le insegne imperiali di Augusto. Con quelle Odoacre rinuncia per sé o per qualcuno dei suoi all'acquisizione del potere imperiale, come prima cosa, e dichiara, inoltre, decaduto definitivamente, uscito dalla storia, il seggio occidentale dell'impero: non ci sarebbe più stato un imperatore in occidente, che fosse espressione diretta dell'occidente.

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